120411.fb2 3001 Odissea finale - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 6

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2. RISVEGLIO

Frank Poole si svegliò, ma non ricordava. Non era sicuro nemmeno del proprio nome.

Sì, era in una stanza d’ospedale: benché avesse gli occhi ancora chiusi, glielo suggerì una sensazione tra le più primitive ed evocatrici. Ogni respiro gli portava un odore tenue e non del tutto spiacevole di disinfettante nell’aria e suscitava ricordi di un tempo in cui… ma certo!… da adolescente spericolato si era fratturato una costola durante i campionati di volo con il deltaplano in Arizona.

Adesso tutto gli tornava in mente. Sono il vicecomandante Frank Poole, ufficiale in seconda, USSS Discovery, in missione di massima segretezza diretto verso Giove…

Ebbe la sensazione di una mano gelida che gli avesse afferrato il cuore. Ricordò, facendo scorrere la scena al rallentatore, la capsula spaziale che gli precipitava addosso, con gli artigli metallici protesi. Poi l’impatto senza rumore — e il sibilo non più così silenzioso dell’aria che usciva dalla sua tuta. Dopo di che un ultimo frammento di memoria — una vorticosa, irrimediabile rotazione nello spazio, mentre cercava invano di riattaccare il collettore d’aria spezzato.

Be’, qualunque fosse stato il misterioso incidente occorso ai controlli della capsula spaziale, adesso era sano e salvo. Probabilmente Dave aveva effettuato una rapida sortita dalla capsula e lo aveva recuperato prima che la mancanza d’ossigeno danneggiasse in modo permanente il cervello.

Buon vecchio Dave, pensò. Devo ringraziarlo… ma un momento!… è chiaro che adesso non sono a bordo della Discovery, com’è altrettanto sicuro che non sono rimasto in stato d’incoscienza abbastanza a lungo da essere riportato sulla Terra!

Il filo aggrovigliato dei suoi pensieri fu improvvisamente interrotto dall’arrivo di una caposala e due infermiere con indosso l’imperitura uniforme della loro professione. Sembravano alquanto sorprese. Poole si chiese se si fosse svegliato prima del previsto, e l’idea gli diede un’infantile sensazione di contentezza.

«Salve!» riuscì a dire dopo diversi tentativi; le sue corde vocali sembravano parecchio arrugginite. «Come sto?»

La caposala gli restituì il sorriso e gli comunicò l’ovvio ordine di non sforzarsi di parlare portando un dito alle labbra. Poi le due infermiere si occuparono immediatamente di lui con consumata abilità, controllando il polso, la temperatura e i riflessi. Quando una delle infermiere gli sollevò il braccio destro e lo lasciò ricadere, Poole notò qualcosa di strano. Ricadeva con molta lentezza e non sembrava pesare come di solito. E, a questo proposito, non appena cercò di muoversi nemmeno il corpo sembrava avere peso.

Quindi sono sicuramente su un pianeta, riflette. O su una stazione spaziale con gravità artificiale. Di sicuro non mi trovo sulla Terra — non peso abbastanza.

Stava per chiederlo direttamente alla caposala, quando questa gli premette qualcosa contro il lato del collo. Sentì un leggero pizzicore e ripiombò in un sonno senza sogni. Un attimo prima di perdere i sensi, trovò il tempo per un ultimo sconcertante pensiero.

Strano — non avevano detto una parola da quando erano entrate.