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Mitkey si senti meglio. Mangiò ancora un po’ del formaggio che abbondava nel suo compartimento. Poi riprese i tentativi di aprirsi un varco con i denti nel legno spesso due centimetri che rivestiva quel vano. Quel rivestimento di legno era stato un premuroso pensiero di Herr Professor per la tranquillità mentale di Mitkey. Sapeva che, cercando di rosicchiarlo per uscirne, Mitkey avrebbe avuto qualcosa da fare durante il viaggio e non sarebbe diventato isterico. L’idea aveva funzionato: indaffaratissimo, Mitkey non aveva sofferto mentalmente per la reclusione al buio. E adesso che c’era silenzio, rosicchiò più industriosamente e allegramente che mai, subliminalmente inconsapevole che, quando avesse finito di rosicchiare il legno, avrebbe trovato soltanto il metallo che non poteva rodere.
Ma anche persone assai migliori di Mitkey hanno trovato spesso cose troppo dure per i loro denti.
Nel frattempo Klarloth, Bemj e molte altre migliaia di prxliani stavano a guardare l’enorme razzo che, sebbene fosse posato sul fianco, torreggiava altissimo sopra le loro teste. Alcuni dei più giovani, dimentichi dell’invisibile campo di forza, si avvicinarono troppo e tornarono indietro massaggiandosi la testa ammaccata.
Klarloth s’era piazzato davanti allo psicografo.
— C’è vita, nel razzo, — disse a Bemj. — Ma le impressioni sono confuse. C’è un solo essere, ma non riesco a seguire i suoi processi di pensiero. In questo momento, sembra che stia facendo qualcosa con i denti.
— Non può essere un terrestre, un membro della razza dominante. Sono molto più grossi di questo razzo enorme. Esseri giganteschi. Forse, incapaci di costruire un razzo abbastanza grande per contenere uno di loro, hanno inviato un animale sperimentale, come i nostri woorath.
— Credo che la tua intuizione sia esatta, Bemj. Bene, quando avremo esplorato la sua mente, potremo comunque apprendere abbastanza per risparmiarci un viaggio d’accertamento alla Terra. Aprirò il portello.
— Ma l’aria… gli esseri terrestri hanno bisogno di un’atmosfera pesante, quasi densa. Non potrebbe sopravvivere.
— Manterremo il campo di forza, naturalmente, e tratterrà l’aria. Ovviamente c’è un apparecchio che fornisce l’aria all’interno del razzo, altrimenti l’essere non sarebbe sopravvissuto al viaggio.
Klarloth azionò i comandi, e il campo di forza estromise pseudopodi invisibili e girò il portello a vite esterno, poi si insinuò e aprì il portello interno che comunicava con il compartimento.
Tutti i prxliani osservarono trattenendo il respiro, quando una mostruosa testa grigia apparve nell’enorme apertura, lassù. Baffi folti, ognuno dei quali era lungo quanto il corpo di un prxliano…
Mitkey saltò giù, avanzò di un passo e andò a sbattere duramente il naso nero… contro qualcosa che non c’era. Squittì, e balzò indietro, contro il razzo.
Bemj alzò lo sguardo verso il mostro. — Evidentemente è molto meno intelligente di un woorath. Tanto vale attivare il raggio.
— No certo, — l’interruppe Klarloth. — Tu dimentichi certi fatti chiarissimi. L’essere non è intelligente, è ovvio, ma il subconscio di ogni animale conserva ogni impressione, ogni immagine sensoriale che ha ricevuto. Se questo essere ha avuto modo di udire il linguaggio dei terrestri, o ha visto qualcuna delle loro opere, oltre a questo razzo, ogni parola e ogni immagine gli sono rimaste impresse incancellabilmente. Capisci che cosa intendo?
— Certo. Che stupido sono stato, Klarloth. Bene, una cosa possiamo dedurla dallo stesso razzo: non avremo nulla da temere dalla scienza terrestre, almeno per qualche millennio. Quindi non c’è fretta, ed è una vera fortuna. Perché far ritornare la memoria dell’essere al tempo della nascita, e seguire ogni impressione sensoriale attraverso lo psicografo… ecco, occorrerà un tempo equivalente almeno all’età dell’essere, quale che sia, più il tempo che ci sarà necessario per interpretarle e assimilarle.
— Ma questo non sarà necessario, Bemj.
— No? Oh, vuoi dire le onde X-19?
— Precisamente. Puntate sul centro cerebrale dell’essere, possono, senza alterare i suoi ricordi, venire regolate delicatamente in modo di accrescere la sua intelligenza — ora senza dubbio intorno al valore di 0,0001 — fino al punto di renderlo ragionante. Quasi automaticamente, durante il processo, assimilerà i propri ricordi, e li comprenderà come li comprenderebbe se fosse stato intelligente al tempo in cui ha ricevuto quelle impressioni.
— Capisci, Bemj? Scarterà automaticamente i dati non pertinenti e potrà rispondere alle nostre domande.
— Ma vorresti renderlo intelligente quanto…?
— Quanto noi? No, le onde X-19 non avrebbero un simile effetto. Direi che arriverebbe a un valore di 0,2. E questo, a giudicare dal razzo e da ciò che ricordiamo dei terrestri dal nostro ultimo viaggio sul pianeta, è all’incirca il loro posto attuale sulla scala dell’intelligenza.
— Uhm, si. Su quel livello, lui comprenderebbe le sue esperienze sulla Terra quanto basta per non diventare pericoloso per noi. Eguale a un terrestre intelligente.
Andrebbe benissimo per il nostro scopo. Allora, gli insegneremo la nostra lingua?
— Aspetta, — disse Klarloth. Studiò attentamente lo psicografo per qualche istante. — No, non credo. Avrà un suo linguaggio. Vedo, nel suo subconscio, i ricordi di molte, lunghe conversazioni. Stranamente, sembrano tutti monologhi di una sola persona. Ma avrà un linguaggio… molto semplice. Impiegherebbe un tempo lunghissimo, anche con l’aiuto di un trattamento, per afferrare i concetti del nostro metodo di comunicazione. Però noi possiami imparare il suo, mentre viene sottoposto alla macchina X-19, in pochi minuti.
— Adesso capisce quella lingua?
Klarloth studiò di nuovo lo psicografo. — No, non credo che… Aspetta, c’è una parola che sembra significare qualcosa, per lui. La parola ‘Mitkey’. Sembra che sia il suo nome e ritengo che, avendola sentita molte volte, l’associ vagamente a se stesso.
— E ci vorrà un alloggio per lui… con portelli stagni e camere di compensazione e tutto il resto?
— Naturalmente. Dai l’ordine di costruirlo.
Dire che per Mitkey fu un’esperienza strana è dir poco. La conoscenza è una cosa strana, anche quando viene acquisita gradualmente. Ma vedersela imposta così all’improvviso…
E c’erano tante piccole cose da risolvere. Per esempio, il problema delle corde vocali. Le sue non erano adatte alla lingua che adesso scopriva di sapere. Bemj sistemò tutto: non si poteva neppure parlare di un’operazione perché Mitkey — anche con la sua nuova sensibilità — non comprese che cosa succedesse, sebbene rimanesse ben sveglio. E i prxliani non spiegarono a Mitkey la dimensione J, attraverso la quale si può arrivare all’interno delle cose senza penetrarne l’esterno.
Idearono molte cose che non rientravano nella linea di Mitkey, e del resto erano interessati a imparare da lui, più che a’d insegnargli. Bemj e Klarloth e una dozzina d’altri ebbero quel privilegio. Facevano a turno per parlargli.
Le loro domande favorivano la sua crescente comprensione. Di solito, lui non sapeva di conoscere la risposta a una domanda, fino a quando non gli veniva rivolta. Allora, senza sapere come facesse (come voi ed io non sappiamo come conosciamo le cose), metteva insieme tutto quanto e rispondeva.
Bemj: — La linghua khe parli è unifersale?
E Mitkey, sebbene prima non ci avesse mai pensato, aveva la risposta pronta: — No, non lo è. È ingleze, ma io rikordo der Herr Professor khe parlafa di altre linghue. Kredo khe in orighine lui ne parlasse ein altra, ma in Amerika parlafa sempre ingleze per familiarizzarsi. È vuna linghua pellissima, no?
— Uhm, — disse Bemj.
Klarloth — Und der tua razza, i topi. Fengono trattati bene?
— Da kran parte della gente, no, — risposte Mitkey, e spiegò.
— Mi piazerebbe fare kvalkosa per loro, — aggiunge. — Sentite, non potrei riportare intietro mitt me kvesto prozesso khe afete adoperato? Potrei applikarlo aghli altri topi, und kreare una razza di supertopi.
— Perkhé no? — disse Bemj.
Vide che Klarloth lo guardava in modo strano, e mise la propria mente in contatto con quella dello scienziato capo, escludendo Mitkey dalla comunicazione silenziosa.
— Sì, certo, — disse Bemj a Klarloth, — causerebbe guai sulla Terra, guai seri. Due classi eguali di esseri, dissimili come i topi e gli uomini, non possono coesistere pacificamente. Ma perché dovremmo preoccuparcene? A noi sarebbe utile. Il caos risultante rallenterà il progresso sulla Terra… ci darà qualche altro millennio di pace, prima che i terrestri scoprano la nostra presenza e vengano a darci fastidio. Sai bene come sono, quelli.
— Ma tu vorresti dar loro le onde X-19? Potrebbero…
— No, naturalmente no. Ma possiamo spiegare a Mitkey come costruire per loro una macchina molto rudimentale e limitata. Una macchina primitiva, che basti appena a elevare la mentalità dei topi dallo 0,0001 allo 0,2, il livello attuale di Mitkey e dei bipedi terrestri.
— È possibile, — comunicò Klarloth. — È certo che ancora per molti eoni non riusciranno a comprendere il principio fondamentale.
— Ma non potrebbero servirsi anche d’una macchina rudimentale per elevare il loro livello d’intelligenza?
— Tu dimentichi, Bemj, la limitazione fondamentale dei raggi X-19; nessuno può progettare un proiettore capace di innalzare una mentalità a un punto della scala più elevata della propria. Non lo possiamo neppure noi.
Tutto questo dialogo, naturalmente, si svolse all’insaputa di Mitkey, in prxliano silenzioso.
Altri colloqui e altri ancora.
Di nuovo Klarloth: — Mitkey, dobbiamo affertirti di ein kosa. Efita oghni imprutenza mitt l’elettricità. Der nuova disposizione molekolare del tuo zentro zerebrale… è instapile und…