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Vedete com’è il matrimonio? Due persone cercano di piacersi l’un l’altra, e non sempre ci riescono. A volte, nel tentativo di fare una cosa gradita, riescono persino a urtarsi. Così era successo tra Landy e me. Ma eravamo entrambi maturi abbastanza per superare quella grave crisi dei denti. Se quello fosse stato, diciamo, il mio decimo o undicesimo matrimonio, il tutto avrebbe potuto risolversi in un disastro. I fallimenti si evitano proprio con la grande esperienza.
Trascorremmo parecchio tempo con i nostri compagni di viaggio. E se avessimo avuto bisogno di lezioni su come non comportarsi nel matrimonio, le avremmo avute a portata di mano.
La cabina accanto alla nostra, per esempio, era occupata da un’altra coppia mista. La donna terrestre, un enorme e voluttuoso essere con capelli arancione e occhiali. Si chiamava Marje. Il suo nuovo marito era un lanamoriano, un corpulento bue umanoide dalla pelle blu raggrinzita, con quattro braccia telescopiche e una specie di tripode per gamba. In un primo tempo ci sembrarono abbastanza simpatici, sia come compagni di viaggio, turisti interstellari che erano stati in ogni luogo e che avevano visto ogni genere di cose, che come coppia che aveva stipulato il matrimonio di sei mesi. Ma subito mi accorsi che si parlavano sgarbatamente tra loro, e che si dicevano cose sgradevoli, anche di fronte a degli sconosciuti. Sarebbero finiti male.
Voi sapete, naturalmente, che cos’è un contratto matrimoniale di sei mesi. I contraenti si impegnano a restare uniti, per questo periodo di tempo, malgrado ogni eventuale risentimento o ripugnanza per il comportamento dell’altro: pena una forte multa. Ora, non è molto difficile rimanere uniti per sei mesi, e raramente una delle due parti deve pagare. Siamo una civiltà matura. Il vecchio abuso che consisteva nel disgustare appositamente il coniuge — per costringerlo all’abbandono e incassare la multa — è ormai quasi scomparso.
Ma Marje e il lanamoriano erano entrambi in cerca di quattrini. Ciascuno dei due voleva costringere l’altro all’abbandono, con tutti i mezzi possibili. Quando mi resi conto della situazione dissi a Landy che ci sarebbe convenuto trovare altri amici sulla nave.
Il che ci portò alla seconda crisi emotiva.
Nella loro campagna di repulsione reciproca, Marje e il compagno avevano deciso di puntare sui rapporti erotici con terzi. Io considero in una maniera molto antiquata il voto matrimoniale. Mi capite, vero? Mi considero impegnato ad amare fedelmente per sei mesi, senza concedermi avventure. Se un uomo non riesce a restar monogamo per sei mesi, penso io, dovrebbe farsi curare da un medico. E pensavo che Landy la pensasse alla mia maniera. Ma mi sbagliavo.
Eravamo nel salone dell’astronave, tutti e quattro, bevendo, quando Marje mi fece una proposta, senza mezzi termini. Rese trasparenti i vestiti, mi sventolò metri quadrati di seno sotto il naso, e mi disse:
«C’è un bellissimo letto nella mia cabina, caro.»
«Non è ancora ora di andare a letto» le dissi.
«Potrebbe anche esserlo.»
«No.»
«Dimostrati amico nel bisogno, Paulsie. Questo mostro striscia su di me da settimane. Voglio fare all’amore con un terrestre.»
«La nave è piena di terrestri, Marje.»
«Voglio te.»
«Non sono disponibile.»
«Ma via! Non vorresti fare un piccolo favore a una terrestre? A una tua complanetaria?»
Si alzò fremendo. La sua nudità rifulgeva in tutta la sala. In termini scabrosamente espliciti lei dimostrava al lanamoriano la sua brama di rapporti erotici, e supplicava me di soddisfarla. Io volevo restare fedele a Landy, e glielo dissi. Se in quel momento non fossi stato legittimamente unito a un’altra, le spiegai, sarei stato felice di accontentarla, ma in quelle condizioni, e con i miei principi, non potevo assolutamente. Lei mi scagliò il contenuto di un bicchiere in faccia e uscì. Il lanamoriano le andò dietro.
Mi voltai a Landy che avevo evitato di guardare durante tutto l’imbarazzante colloquio. La sua fronte aveva raggiunto il colore infrarosso, il che significava che era sul punto di piangere.
«Tu non mi ami» mi disse.
«Come?»
«Se mi amassi saresti andato con lei.»
«È qualche tipo di usanza suvornese?»
«No, certo che no» disse. «Noi siamo sposati secondo l’usanza terrestre, e questa è un’usanza terrestre.»
«Non capisco» dissi.
«Gli uomini terrestri hanno rapporti erotici extra coniugali. Lo so. L’ho letto. Ogni uomo che vuole veramente bene a sua moglie la tradisce di tanto in tanto. Ma tu…»
«Devi aver confuso leggermente le cose» dissi.
«No, non è vero!» e si accese di collera. Io cercai gentilmente di dirle che aveva letto troppi romanzi storici, che l’adulterio era completamente fuori di moda, che il rifiutare l’offerta di Marje dimostrava la solidità del mio amore coniugale. Landy non si lasciò convincere. Divenne sempre più confusa e furente, e si chiuse in se stessa tremando di rabbia. Cercai di consolarla in tutti i modi che riuscivo a immaginare. Poco a poco tornò tranquilla, ma rimase imbronciata. E io cominciai a capire che lo sposare una straniera aveva le sue complessità.
Due giorni dopo il marito di Marje fece una proposta a lei.
Persi le frasi preliminari. La nave era penetrata in uno sciame di globi d’energia, e io ero fermo di fronte alla parete panoramica con una quantità di passeggeri, intento a osservare lo spettacolo del volteggiare di quelle meraviglie dell’iperspazio. Per un certo tempo Landy rimase con me. Ma lei aveva visto moltissime volte i globi di energia, e si annoiava. Così mi disse di voler scendere nella vasca di scintillazione, fino a quando gli altri fossero rimasti a vedere i globi. Le dissi che l’avrei raggiunta. E feci così. C’erano circa una mezza dozzina di persone nella vasca. Si muovevano nel lucente fluido verde oro lasciando scie di un azzurro scintillante. Mi fermai sul bordo e cercai Landy, ma nessuna delle persone immerse aveva il suo fisico.
Poi la vidi. Era nuda e ancora tutta gocciolante di liquido policromo. Doveva essere uscita dalla vasca qualche attimo prima. Il corpulento lanamoriano le camminava accanto e la stava chiaramente molestando. La toccava in diversi modi, e lo spettro di Landy mostrava che era parecchio seccata. Balzai in suo soccorso, naturalmente. Ma non ebbe bisogno di me.
Voi vi sarete fatti l’immagine di una Landy fragile, simile a una bambola di porcellana e così era, effettivamente: che raggiungeva appena i quaranta chili, e non un solo osso in tutto il corpo, nel nostro senso di ossa… solo cartilagini. E timida, sensibile, che si turbava facilmente per una parola scortese o per la semplice espressione di un volto. Ma sempre bisognosa della protezione del marito? No! I pescecani, come i suvornesi, hanno solo delle cartilagini al posto delle ossa, ma quaranta chili di pescecane normalmente non hanno bisogno di qualcuno che li protegga. E neppure Landy.
I suvornesi sono agili, coordinati, veloci, e molto più forti di quanto non sembrino, come scoprì Jim Owens al mio matrimonio, quando tentò di baciare una sorella di Landy. E lo scoprì anche il lanamoriano. Nel tempo che trascorse dal momento in cui lo vidi molestarla a quando giunsi accanto a Landy, lei gli aveva slogato tre braccia e lo aveva fatto cadere a terra lasciandolo dolorante ad agitare nell’aria il supporto tripode. Landy, felice e soddisfatta di se stessa, mi baciò.
«Cos’è successo?» domandai.
«Mi ha fatto una proposta oscena.»
«Lo hai completamente rovinato.»
«Mi ha fatto terribilmente arrabbiare» disse, anche se non aveva più né la voce né l’aspetto arrabbiato.
Dissi: «Non è una situazione identica a quella dell’altro giorno, quando mi hai detto che non ti amavo perché avevo rifiutato la proposta di Marje? Non sei coerente, Landy. Se pensi che l’infedeltà sia essenziale nel matrimonio alla terrestre, avresti dovuto cedere, non ti pare?».
«I mariti terrestri sono infedeli. Le mogli terrestri devono essere caste. È un fatto contemplato dai più antichi codici.»
«Da che cosa?»
«Dai codici» ripeté, e cominciò a spiegarmi. Io ascoltai per un po’, poi risi delle sue dolci e innocenti parole.
«Sei deliziosa» le dissi.
«Sei un mostro. Che tipo di donna pensi che io sia? Come puoi incoraggiarmi a essere infedele?»
«Landy, io…»
Non mi volle ascoltare. Se ne andò piangendo, e avemmo la nostra terza crisi.
La poverina era decisa a seguire il matrimonio alla terrestre in tutto e per tutto, e la sua fronte diventava color infrarosso ogni volta che io facevo qualche obiezione. Per il resto della settimana si mostrò molto fredda. E anche una volta superato l’incidente, le cose non tornarono del tutto come prima. Tra di noi si stava spalancando un abisso… o meglio, l’abisso c’era sempre stato, e cominciava a diventare difficile il fingere che non esisteva.
Dopo sei settimane di queste seccanti incomprensioni, atterrammo.
La nostra destinazione era Thalia, il pianeta della luna di miele. Io vi avevo già trascorso mezza dozzina di viaggi di nozze, ma Landy non l’aveva mai visto, così avevo deciso di tornarci. Thalia, come sapete, è un pianeta di una certa grandezza. Una volta e mezzo la Terra in massa, densità e gravitazione. Con un paio di lune colorate che sembrano fatte per gli innamorati, essendo visibili sia di giorno che di notte. Il cielo è verde pallido, la vegetazione è folta, e la sua aria ha il profumo della noce moscata.
Il pianeta è proprietà di una compagnia che estrae metalli dal deserto continente orientale, e che gestisce, su un altro piccolo continente in mezzo all’oceano occidentale, un albergo per le coppie in luna di miele: una specie di vastissimo ranch galattico. Il personale è quasi tutto terrestre, ma la clientela proviene da tutte le parti del cosmo. Si possono fare meraviglie su un pianeta abitabile disabitato, se si fanno le cose con criterio.