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— Giudicate voi. — Il signor Martin gli porse una sferetta di legno su cui era incisa una scena di giochi infantili. I bambini erano talmente piccoli da risultare appena visibili, ma erano perfettamente proporzionati e si adattavano in modo tanto naturale alla grana, che anche quella pareva scolpita.
— L’ha fatto proprio lui? — chiese Mansky, restituendo la sferetta. — Si tratta di un caso eccezionale, fortuito. Qualcosa nei circuiti…
— Riuscireste a ricrearne di uguali?
— Non credo. Anzi, ignoravamo la possibilità di simili prestazioni.
— Bene, mi fa proprio piacere che Andrew sia unico nel suo genere.
— Penso che all’azienda farebbe piacere riavere il robot per esaminarlo — disse Mansky.
— Nemmeno per sogno — ribatté inflessibile il Signore. E ad Andrew: — Torniamo a casa.
— Come volete, Signore — disse Andrew.
La Signora aveva molti corteggiatori e stava poco in casa. Era la Piccola, ormai non più tanto piccola, a riempire tutto il mondo di Andrew. Non aveva mai dimenticato il primo ciondolo che le aveva creato e lo teneva appeso al collo con una catenina d’argento.
Ed era stata lei a protestare contro l’abitudine del Signore di regalare i manufatti di Andrew. — Senti, papà — gli disse — se qualcuno li vuole, che li paghi.
— Non voglio che tu sia così avida, Mandy — disse il Signore.
— Ma il ricavato sarà per l’artista, non per noi.
Andrew non aveva mai sentito la parola «artista» e andò a cercarne il significato nel dizionario.
Poi fece un altro viaggetto col Signore, che questa volta lo portò dall’avvocato.
— Che ne pensi, John? — gli chiese.
L’avvocato si chiamava John Feingold, aveva i capelli bianchi e la pancetta e aveva l’orlo delle lenti a contatto di un verde brillante. Guardò il medaglione che il Signore gli aveva portato. — È bellissimo… Ma so già di che cosa si tratta. L’ha scolpito il tuo robot.
— Sì, è stato lui, non è vero, Andrew?
— Sì, signore — rispose Andrew.
— Cosa saresti disposto a pagarlo, John?
— Non saprei. Non sono un collezionista di gioielli.
— Ci crederesti se ti dico che mi hanno offerto duecentocinquanta dollari per un oggetto così piccolo? Andrew fabbrica anche sedie e le ho vendute per cinquecento dollari. Ho in banca un conto di duecentomila dollari, guadagnati col lavoro di Andrew.
— Caspita, il tuo robot ti rende ricco, Gerald.
— A metà — spiegò il Signore. — Il conto è intestato metà a me e metà a Andrew Martin.
— Il robot?
— Sì, e sono venuto a chiederti se è legale.
— Legale? — Feingold si appoggiò allo schienale della sedia facendolo scricchiolare. — iNon esistono precedenti, Gerald. Come può firmare un robot i documenti necessari?
— È in grado di scrivere il suo nome, e ho portato a casa i documenti da fargli firmare. Finora non l’ho mai portato in banca, ma potrò farlo, in avvenire?
— Uhm. — Feingold ci pensò sopra un momento. — Bene — disse poi, — se possiamo combinare una delega in modo che tu sia autorizzato ad agire a nome suo, servirebbe da isolante fra lui e l’ostilità del mondo. Per il resto, ti consiglio di non fare niente. Finora nessuno ti ha ostacolato, ma se qualcuno ci si provasse, fagli causa.
— E te ne occuperesti tu?
— Naturale, dato che si tratta di un cliente facoltoso.
— Quanto vorresti?
— Un oggetto come questo — e Feingold indicò il medaglione di legno.
— Affare fatto.
Feingold ridacchiò e chiese al robot: — Andrew, sei contento di possedere del denaro?
— Sì, signore.
— A cosa ti servirà?
— A pagare cose che altrimenti dovrebbe pagare il Signore. Così risparmierà.
L’occasione non mancò. Le riparazioni erano costose e le revisioni ancora più care. Col passare degli anni erano stati prodotti nuovi tipi di robot, e il Signore volle che Andrew fosse dotato di tutti i nuovi accorgimenti e congegni, cosicché finì col diventare un modello di perfezione meccanica. Tutto a spese di Andrew. Fu lui a insistere su questo punto. Solo i circuiti positronici rimasero com’erano fin dall’origine. Fu il Signore a insistere su questo punto.
— Quelli nuovi non sono efficienti come i tuoi, Andrew — disse. — I nuovi robot non valgono niente. La società ha imparato a costruire robot più precisi, più specializzati e perfezionati, che fanno solo ed esattamente quello per cui sono stati costruiti. Io preferisco te.
— Grazie, Signore.
— Ed è merito tuo, Andrew, non dimenticarlo. Tu sei unico. Sono sicuro che Mansky ha smesso di fabbricare circuiti generalizzati dopo averti visto. Le cose imprevedibili non gli andavano a genio… Sai quante volte mi ha chiesto di rimandarti in fabbrica perché potessero studiarti? Nove volte! Io mi sono sempre rifiutato, però, e adesso che Mansky è andato in pensione, penso che potremo vivere in pace.
I capelli del Signore erano diventati grigi e radi, il suo viso rugoso, mentre invece Andrew era in condizioni migliori del giorno in cui era entrato al servizio della famiglia.
La Signora si era unita a una colonia artistica in una località dell’Europa e la Signorina faceva la poetessa a New York. Scrivevano, ogni tanto, ma non sovente. La Piccola si era sposata e abitava nelle vicinanze. Sosteneva di non voler lasciare Andrew, e quando nacque suo figlio, il Signorino, toccò ad Andrew porgergli il biberon e cambiarlo.
Andrew aveva la sensazione che, con la nascita del nipotino, il Signore avesse trovato un sostituto di chi lo aveva lasciato e quindi non gli parve inopportuno andare da lui a rivolgergli la sua richiesta.
— Signore — gli disse — è stato gentile da parte vostra permettermi di spendere il mio denaro come volevo.
— Era denaro tuo, Andrew.
— Solo perché voi avete voluto così, Signore. Non credo che la legge vi avrebbe impedito di tenervelo tutto.
— La legge non mi avrebbe mai convinto ad agire male.
— Nonostante le spese e le tasse, Signore, ho quasi seicentomila dollari in banca.