124709.fb2 Luomo del bicentenario - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 7

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— Altroché!

— Questo robot, essendo libero, preferisce vestirsi. Di conseguenza viene spesso deriso e umiliato da persone sciocche che se ne infischiano della legge. È difficile, naturalmente, promuovere azioni legali per motivi spesso vaghi e che per di più incontrano la disapprovazione di chi deve giudicare in merito.

— È una cosa di cui la U.S. Robot si è resa conto fin dagli inizi, contrariamente al vostro studio legale.

— Come rappresentante dello studio, ora che mio padre è morto — disse Paul — dichiaro che il vostro atteggiamento è offensivo e legalmente perseguibile.

— Che cosa andate blaterando? — disse Smythe-Robertson.

— Il mio cliente, Andrew Martin… da questo momento è mio cliente… è un robot libero che ha il diritto di chiedere alla vostra azienda la sostituzione del proprio corpo che l’azienda stessa fornisce a chiunque sia proprietario di un robot da più di venticinque anni. Anzi, la U.S. Robot insiste perché avvenga la sostituzione. — Paul sorrideva soddisfatto. — Il cervello positronico del mio cliente — continuò — è proprietario del corpo del mio cliente, che ha ben più di venticinque anni. Il cervello positronico chiede la sostituzione del corpo e si offre di pagare qualsiasi somma, purché ragionevole, perché il nuovo corpo sia quello di un robot androide. Se rifiutate la richiesta adiremo le vie legali. È nel nostro diritto.

«Anche se generalmente l’opinione pubblica non sostiene le richieste dei robot, non sarà male ricordarvi che la vostra azienda non gode di molta popolarità. Anche coloro che possiedono, noleggiano o comunque si servono dei vostri robot vi guardano con sospetto. Probabilmente si tratta di un retaggio di paura dei tempi in cui la gente temeva i robot, oppure di risentimento nei confronti della strapotenza della U.S. Robot che detiene un monopolio mondiale. Ma qualunque sia la causa, il risentimento esiste, e sono convinto che preferirete non dovervi presentare in tribunale, tanto più che il mio cliente è ricco, vivrà ancora molti secoli e non avrà quindi motivo di trattenersi dal trascinare avanti la causa per anni.

Smythe-Robertson si era fatto rosso. — State cercando di costringermi…

— Io non vi costringo a fare niente — tagliò corto Paul. — Se preferite rifiutare di acconsentire alla ragionevole richiesta del mio cliente, siete liberissimo di farlo, e noi ce ne andremo senza aver detto una parola di più… Ma vi faremo causa, com’è nel nostro diritto, e vedrete che, alla lunga, finirete col perderla.

— Be’… — cominciò Smythe-Robertson, e non andò oltre.

— Vedo che state per acconsentire — disse Paul — forse esitate ancora, ma finirete col dire di sì. Permettetemi allora di aggiungere un’altra cosa. Se, nel processo di trasferimento del cervello positronico del mio cliente dal corpo attuale a un altro organico, il cervello stesso dovesse subire il sia pur minimo danno, io non avrò riposo finché non sarò riuscito a mettervi con le spalle a terra. Se necessario, mobiliterò l’opinione pubblica contro la vostra azienda, qualora un solo circuito di platino all’iridio del cervello subisca alterazioni. Sei d’accordo, Andrew?

Andrew esitò a lungo. Acconsentire significava approvare la menzogna, il ricatto, l’umiliazione di un essere umano. Ma non il danno fisico, disse fra sé. E si decise a mormorare con voce flebile: — Sì.

Fu come se fosse stato ricostruito di sana pianta. Per giorni, settimane, mesi, Andrew non riusciva più a riconoscersi, e il minimo gesto gli riusciva difficile o penoso.

— Ti hanno danneggiato, Andrew — diceva Paul, affranto. — Dobbiamo subito fare causa.

— No. — Andrew parlava con penosa lentezza. — Non saremmo mai in grado di dimostrare che c’è stata…

— Malizia?

— Malizia. Inoltre sento che vado migliorando. È il tr… tr… tr…

— Tremito?

— Trauma. Dopo tutto è stato il primo trap… trap… trapianto del genere.

Andrew sentiva il proprio cervello dall’interno. Lui solo era in grado di farlo. Sapeva di stare bene e nei mesi che impiegò a servirsi del nuovo corpo e a coordinare con scioltezza i riflessi positronici, trascorse ore e ore davanti allo specchio.

Non era vero che fosse simile a un essere umano! La faccia era troppo immobile, i movimenti rigidi e poco naturali. Mancavano della scioltezza dei movimenti umani, ma forse sarebbe migliorato col tempo. Intanto poteva vestirsi senza che ci fosse più quella faccia metallica a formare un ridicolo contrasto.

Un giorno disse: — Ho intenzione di ricominciare a lavorare.

— Allora vuol dire che stai bene — osservò Paul ridendo. — Cosa vuoi fare? Scrivere un altro libro?

— No — rispose serio Andrew. — Sono vissuto troppo per lasciarmi soffocare da una sola attività. Una volta ero un artista, e potrei tornare a fare l’artista. Un’altra volta ho scritto un libro, e potrei scrivere ancora. Ma adesso voglio fare il robobiologo.

— Il robopsicologo, vorrai dire.

— No, perché in tal caso dovrei studiare i cervelli positronici, e non sono questi che mi interessano, per il momento. Secondo il mio parere, un robobiologo deve invece occuparsi del funzionamento del corpo che dipende da quel cervello.

— Ma allora è un robotista.

— I robotisti lavorano coi corpi di metallo. Io invece studio un corpo organico umanoide, come quello che possiedo, e suppongo che sia l’unico.

— Restringi troppo il campo — obiettò Paul pensoso. — Come artista le tue possibilità erano infinite, come scrittore ti sei dedicato ai robot, come robobiologo il tuo campo d’azione sarà unicamente il tuo corpo.

— Solo in apparenza — disse Andrew.

Andrew dovette cominciare dall’abc, in quanto ignorava del tutto la biologia, e non sapeva quasi niente di scienza in generale. Divenne popolare nelle biblioteche, dove sedeva per ore e ore davanti agli indici elettronici, perfettamente normale nei suoi abiti. I pochi che sapevano che era un robot non gli diedero mai fastidio.

Adibì a laboratorio la stanza che aveva aggiunto alla sua casa, e la sua biblioteca personale fu notevolmente accresciuta.

Passarono gli anni, e un giorno Paul andò da lui e gli disse: — È un peccato che tu non ti occupi più di storia dei robot, perché ho sentito che la U. S. Robot sta adottando una politica completamente nuova.

Paul era invecchiato e aveva sostituito gli occhi malati con cellule foto-ottiche. Sotto quell’aspetto, aveva qualcosa in comune con Andrew.

— Cosa fanno? — chiese questi.

— Stanno fabbricando dei giganteschi computers centrali, dei veri e propri cervelli positronici capaci di comunicare ovunque attraverso microonde, con un minimo di dodici robot contemporaneamente, fino a un massimo di mille. I robot sono privi di cervello. Sono semplicemente le membra del cervello gigantesco, staccate da esso.

— Funziona?

— Secondo la U. S. Robot così va molto meglio di prima. Prima di morire, Smythe-Robertson ha dato le direttive per il nuovo corso, e credo che l’abbia fatto per vendicarsi in qualche modo di te. La U. S. Robot ha deciso di non costruire più robot capaci di dar loro i grattacapi che gli hai dato tu, e proprio per questo hanno deciso di tenere il cervello diviso dal corpo. Così il cervello non avrà un corpo che vuole cambiare e il corpo non avrà un cervello capace di desiderare qualcosa. L’influenza che hai avuto tu nel campo dei robot è stupefacente — continuò Paul. — È stata la tua abilità artistica a indurre la U. S. Robot a costruire robot più precisi e specializzati; è stata la tua libertà che ha avuto per conseguenza la promulgazione della legge sui diritti dei robot; ed è stata la tua insistenza per avere un corpo androide che ha spinto la U. S. Robot a tener separato il corpo dal cervello.

— Immagino che con l’andare del tempo l’azienda finirà col costruire un unico immenso cervello capace di controllare diversi milioni di corpi robotici — disse Andrew. — Tutte le uova in un solo cesto. Pericoloso. Poco conveniente.

— Credo che tu abbia ragione — disse Paul, — ma dovrà passare almeno un secolo prima che questo avvenga, e io allora non ci sarò più. Anzi, può darsi che non arrivi nemmeno a vedere l’anno venturo.

— Paul! — esclamò Andrew, preoccupato.

— Siamo mortali — disse Paul scrollando le spalle. — Non come te. Non m’importa, però bisogna che tu tenga presente una cosa. Io sono l’ultimo dei Martin. Esistono dei discendenti della mia prozia, ma quelli non contano. Il mio denaro verrà depositato a nome tuo, e così, a meno che non si verifichi qualche imprevisto, il tuo futuro è assicurato.

— Non ce n’era bisogno — disse Andrew parlando a fatica. Nonostante tutto il tempo passato, non si era ancora assuefatto alla morte dei Martin.

— Non stiamo a discutere — disse Paul. — Non c’è modo di alterare il corso degli eventi. Dimmi invece a cosa stai lavorando.

— Sto disegnando un sistema che permetta agli androidi, cioè a me, di trarre l’energia dai carboidrati invece che da una batteria atomica.

Paul inarcò le sopracciglia. — Cosicché mangeranno e respireranno?

— Sì.

— È tanto che te ne occupi?

— Sì, e credo di essere riuscito a creare una camera di combustione adatta per una disgregazione catalitica controllata.

— Ma perché, Andrew? Non va molto meglio una batteria atomica?