124709.fb2 Luomo del bicentenario - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 9

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— In che senso non lo sono? — ribatté Andrew. — Ho forma umana e organi equivalenti a quelli degli esseri umani. Anzi, identici a quelli di molte persone protesizzate. Ho contribuito al miglioramento della civiltà umana in campo artistico, letterario e scientifico come e meglio di un essere umano. Che cos’altro volete da me?

— Io, personalmente, nulla. Ma purtroppo sarebbe necessaria una sentenza della Legislatura mondiale per definirvi a tutti gli effetti essere umano.

— A chi potrei rivolgermi?

— Al presidente del Comitato per la Scienza e la Tecnica, credo.

— Potete combinarmi un incontro?

— Ma non vi occorre un intermediario. Nella vostra posizione…

— No. Pensateci voi. — (Andrew non fece caso al tono imperativo che aveva usato. Sulla Luna aveva preso l’abitudine di impartire ordini agli esseri umani.) — Voglio che sappia che godo dell’appoggio dello studio Feingold e Martin. Incondizionatamente.

— Ecco, adesso mi…

— Incondizionatamente, Simon. In centosettantatré anni io, in un modo o nell’altro, ho molto contribuito alla prosperità di questo studio. In passato avevo degli obblighi nei riguardi di questo o quel socio. Ora non più. Anzi, caso mai siete voi a essere in debito con me.

— Vedrò quello che posso fare — disse DeLong.

Il presidente del Comitato per la Scienza e la Tecnica apparteneva alla zona dell’Estremo Oriente ed era una donna. Si chiamava Chee Li-Hsing e gli abiti trasparenti, che coprivano solo quello che lei voleva coprire, davano l’impressione che fosse avviluppata nella plastica.

— Capisco il vostro desiderio di essere considerato un essere umano a tutti gli effetti — disse. — Alcune volte, nella storia, anche gli uomini hanno lottato per i loro diritti. Ma mi pare che voi li abbiate già tutti. Che altro potete desiderare?

— Semplice: il diritto alla vita. Un robot può essere smantellato in qualsiasi momento.

— Allo stesso modo un uomo può venire giustiziato in qualsiasi momento.

— L’esecuzione avviene in seguito a una sentenza, emessa alla fine di un processo. Non occorrono sentenze e processi per smantellare un robot. Basta che una persona dotata della necessaria autorità lo ordini, e per me sarebbe la fine. Inoltre… inoltre… — Andrew cercava con tutte le sue forze di non dare l’impressione di supplicare, ma l’espressione e il tono lo tradivano. — La verità è che voglio essere un uomo. Lo voglio da sei generazioni umane.

Li-Hsing lo guardò con gli occhi scuri pieni di comprensione. — Se la Legislatura passa una legge che dichiara voi uomo… potrebbe passarne poi un’altra che dichiara uomo una statua di marmo. Se approvassero la prima, approverebbero la seconda, e questo è molto improbabile in ambedue i casi. I deputati sono anche loro esseri umani e non sono alieni dal nutrire del sospetto nei riguardi dei robot.

— Ancora?

— Sì. Saremmo tutti d’accordo nell’affermare che vi siete guadagnato il premio dell’umanità, e tuttavia resterebbe sempre la paura di avere instaurato un pericoloso precedente.

— Quale precedente? Io sono l’unico robot libero, l’unico del mio tipo, e non ce ne saranno mai più altri come me. Potete chiederlo alla U. S. Robot.

— Mai è una parola lunga, Andrew, o, se preferite, signor Martin, dacché io personalmente vi considero un uomo. Ma scoprirete che molti deputati sarebbero contrari a creare un precedente, per quanto assurdo e impossibile sia. Signor Martin, avete tutta la mia comprensione, ma non posso autorizzarvi a sperare. Anzi — si appoggiò allo schienale e corrugò la fronte, — anzi temo che per voi potrebbero esserci delle conseguenze spiacevoli — continuò. — Nel calore della discussione, se non si riuscisse a giungere a un accordo, i deputati potrebbero arrivare anche a decidere di smantellarvi, per porre fine a una situazione senza via d’uscita. Pensateci, prima di vedere se è il caso di insistere.

— Nessuno penserà che sono stato io a creare la protesiologia?

— Vi parrà crudele, ma nessuno ci penserà. O, se ci penseranno non lo faranno con benevolenza. Diranno che l’avete fatto per voi, che faceva parte di una campagna per robotizzare gli esseri umani, o per umanizzare i robot. E sia in un caso sia nell’altro sosterranno che è stata una cosa malvagia e disonesta. Voi non sapete cosa significhi essere oggetto di una campagna politica di odio, signor Vlartin, ma posso assicurarvi che se ve ne scateneranno una contro vi offenderanno, vi umilieranno, vi disprezzeranno in tutti i modi possibili e immaginabili e, quel che è peggio, la gente ci crederà. Potete scommetterci!a testa, signor Martin. — Si alzò e gli si avvicinò, e sebbene Andrew fosse seduto, era così piccola che pareva una bambina.

— Se deciderò di lottare per conquistarmi l’umanità, voi starete dalla mia parte? — le chiese Andrew.

— Finché mi sarà possibile — rispose lei dopo averci pensato. — Ma se dovessi accorgermi che il mio appoggio compromette il mio avvenire politico, sarei costretta ad abbandonarvi, dal momento che non sono convinta a fondo della bontà della vostra causa. Come vedete cerco di essere onesta con voi.

— Grazie, non vi chiedo di più. Sono deciso a lottare senza badare alle possibili conseguenze, e mi basta sapere che mi appoggerete finché vi sarà possibile.

Non fu una battaglia diretta. Feingold e Martin gli consigliarono di avere pazienza e Andrew borbottò a denti stretti che di pazienza ne aveva un’enorme riserva. Lo studio legale entrò nella lotta restringendo la zona di combattimento a un’area limitata.

Cominciarono con un procedimento legale inteso ad avversare l’obbligo a pagare i debiti di un individuo dotato di cuore artificiale asserendo che il possesso di un organo robotico privava un individuo della sua umanità e quindi dei diritti costituzionali di un essere umano.

Condussero la causa con tenacia e abilità, perdendo via via ogni punto ma così da fare in modo che la decisione fosse il più possibile aperta, e poi ricorrendo in appello presso la Corte mondiale.

Ci vollero anni e milioni di dollari.

Quando fu promulgata la sentenza decisiva, DeLong celebrò come una vittoria quello che invece era stato un fiasco dal punto di vista legale. Andrew, naturalmente, era presente.

— Abbiamo ottenuto due cose utili, Andrew — disse DeLong. — In primo luogo abbiamo stabilito il fatto che per quanti organi possano essere sostituiti, non per questo un corpo cessa di essere umano. E, secondo, abbiamo interessato l’opinione pubblica alla questione in modo tale da indurla ad accettare il concetto di umanità in senso molto lato, in quanto non esiste persona al mondo che non desideri prolungare al massimo la propria vita grazie alle protesi.

— E allora credete che adesso la Legislatura sia disposta a considerarmi un essere umano? — chiese Andrew.

— Non mi sento di essere ottimista su questo punto — dichiarò con imbarazzo DeLong. — Resta sempre l’unico organo su cui la Corte si è basata per giudicare l’umanità di un soggetto. Gli esseri umani possiedono un cervello organico cellulare e i robot un cervello positronico di platino all’iridio, quando lo hanno. E voi sicuramente l’avete… No, Andrew, non guardatemi così. Non siamo in grado di creare un cervello artificiale simile a quello organico al punto da ricadere sotto la definizione della Corte. E nessuno è in grado di fabbricarlo.

— E allora cosa possiamo fare?

— Tentare. La deputata Li-Hsing sarà dalla nostra, e con lei parecchi suoi colleghi. Il Presidente si accoderà senz’altro al parere della maggioranza.

— E noi deteniamo la maggioranza?

— Tutt’altro, ma ci arriveremo se l’opinione pubblica si mostrerà del parere di possedere un concetto di umanità abbastanza ampio da comprendere anche voi. Le possibilità che questo si verifichi sono scarse, ma se non volete arrendervi, non c’è altro che tentare.

— Non ho nessuna intenzione di arrendermi.

Li-Hsing era molto più anziana di quando Andrew l’aveva vista la prima volta. Da tempo non indossava più abiti trasparenti. Ora portava una tunica a tubo e i capelli quasi rasati, Andrew invece continuava ancora ad aderire alla moda di quasi un secolo prima, quando si era vestito per la prima volta, evitando tuttavia nei limiti del possibile di cadere nel ridicolo.

— Più di quello che abbiamo fatto non si può fare, Andrew — disse lei. — Ritenteremo dopo la sospensione dei lavori ma, per essere sincera, la sconfitta è certa e bisognerà rassegnarsi a rinunciare. Tutti i miei sforzi hanno dato come risultato un calo dei voti a mio favore durante la recente campagna elettorale.

— Lo so — disse Andrew, — e me ne dispiace. Una volta diceste che se si fosse arrivati a questo mi avreste abbandonato. Perché non l’avete ancora fatto?

— Capita di cambiare idea, lo sapete. Del resto faccio parte della Legislatura da più di venticinque anni, e comincio ad averne abbastanza.

— Non è possibile far cambiare loro idea, Chee?

— Siamo riusciti a farla cambiare a tutti quelli che si sono mostrati abbastanza ragionevoli. Gli altri, la maggioranza, sono irremovibili. Le loro antipatie sono troppo radicate.

— L’antipatia è un sentimento e quindi non è una ragiona valida per indurre a votare in un modo o in un altro.

— Lo so, Andrew, ma in loro l’antipatia prevale sulla ragione.

— Se tutto si riduce al cervello — disse Andrew, cauto, — allora siamo arrivati al livello cellule contro positroni, no? Non c’è modo di costringerli a promulgare una definizione basata sul funzionamento e non sulla materia di cui è fatto un cervello? Non sarebbe più giusto definirlo secondo le sue funzioni?

— Non basterebbe — disse Li-Hsing. — Il vostro cervello è un manufatto, quello umano no. Il vostro è stato costruito cosi com’è, quello degli uomini si sviluppa nel tempo. Agli occhi degli uomini che ci tengono a differenziarsi dai robot, questa argomentazione ha la forza e la durezza di un muro d’acciaio.

— Se potessimo risalire alla fonte della loro avversione…

— Dopo tanti anni — lo interruppe Li-Hsing con una vena di tristezza, — vi illudete ancora di riuscire a far ragionare gli esseri umani. Povero Andrew, non prendetevela, è il robot che vi fa ragionare così.