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— Una canzone, Charlie! Cantaci qualcosa!
— Dai, Charlie!
Dentro la mensa erano tutti ubriachi e gli ufficiali di grado più basso, in fondo al tavolo, facevano addirittura più chiasso dei loro superiori che circondavano il colonnello. Neppure i tappeti e i drappeggi riuscivano ad attenuare il frastuono che riecheggiava tra le pareti di pietra, provocato dalle grida, dagli stivali, dai pugni pestati sulla quercia, dal tintinnare delle tazze innalzate nei brindisi. Le bandiere del reggimento, appese in alto alle travi nascoste nell’ombra, si muovevano nella corrente come per prendere parte a quel caos, mentre le lanterne sui loro ganci e le fiamme nel camino illuminavano ammiccanti le armi e i trofei.
A Echo Summit l’autunno è precoce e fuori dall’edificio imperversava la tempesta. Il sibilo del vento tra le torri di guardia e gli scrosci di pioggia nei cortili creavano un sottofondo invadente. In quella notte del diciannove settembre, sembrava veramente che i morti usciti dal cimitero stessero cercando la strada per arrivare alla festa, come voleva la leggenda. Ma nessuno ci pensava nella mensa, e neppure nelle camerate, fatta eccezione per il maggiore. La Terza Divisione, detta dei Catamounts o dei Leopardi, era nota come la più scalmanata dell’intero esercito degli Stati Americani del Pacifico. Il reggimento dei Rolling Stones, poi, era il più scatenato di tutti.
— Forza ragazzo, inizia! Sei l’unico che canta decentemente nell’arco di tutta questa maledetta Sierra — urlò il colonnello Mackenzie. Sbottonandosi il colletto della giubba nera si rilassò sulla sedia a gambe larghe, con la pipa in una mano e un whisky nell’altra. Era tozzo e con due occhi azzurri attorniati da una rete di rughe. Sul volto segnato spiccavano dei baffi rossi e aggressivi che contrastavano con i cortissimi capelli grigi.
— Charlie è quello che preferisco, quello che preferisco, quello che preferisco — cantilenò il capitano Hulse. Il chiasso si attenuò un poco e il giovane tenente Amedeo si alzò in piedi sogghignando e intonando una canzone ben nota a tutti.
— Scusi, signor colonnello.
Mackenzie si volse a guardare il sergente Irwin e la sua espressione lo sconvolse.
— Sì?
— È arrivato un messaggio, signore. Il maggiore Speyer desidera parlare subito con lei.
Detestando l’idea di ubriacarsi, il maggiore Speyer si era offerto per il turno di notte, al contrario degli altri che avevano tirato a sorte. Mackenzie riandò con la mente alle ultime novità da San Francisco e gli vennero i brividi.
Intenti a sbraitare il ritornello, gli ufficiali presenti nella mensa non si accorsero neppure che il colonnello aveva vuotato la pipa e si era alzato in piedi.
Tutti i Leopardi con la testa a posto sostenevano di ottenere migliori risultati loro quando erano ubriachi fradici che le altre divisioni da sobrie. E infatti il colonnello ignorò l’alcool che gli scorreva nelle vene e si diresse deciso verso la porta, prendendo con un gesto automatico la pistola. Le note della canzone lo accompagnarono lungo il corridoio.
In corridoio le luci erano molto distanziate tra di loro. I quadri dei precedenti comandanti fissavano i due uomini con occhi nascosti nelle tenebre. I passi riecheggiavano fastidiosamente.
Il colonnello oltrepassò i due pezzi del bottino di Rock Springs, guerra del Wyoming nella generazione precedente, che fiancheggiavano la scala e salì. In quel forte le distanze andavano sempre al di là delle sue possibilità fisiche. Del resto si trattava di una vecchia fortezza situata in un punto chiave dei confini della nazione e si era ingrandita con il passare dei secoli. Era massiccia e impastata con il granito della Sierra. Contro le sue mura si erano scontrati numerosi eserciti prima che sulle paludi del Nevada scendesse la pace e ancora di più erano stati quelli che ne erano partiti per andare incontro alla morte in mezzo a popoli sconosciuti e crudeli… troppi da ricordare.
Ma ancora nessuno l’ha assalita da Ovest. Questo glielo puoi risparmiare, Dio, chiunque tu sia!
L’ufficio del comando era deserto, quello del sergente Irwin immerso nel silenzio: nessun rumore di penne, nessun portaordini che andava avanti e indietro, nessuna donna che attendeva di essere ricevuta dal colonnello per qualche problema del Villaggio e colorava l’ambiente con i suoi vestiti. Quando aprì la porta del suo ufficio Mackenzie sentì il vento ululare. La pioggia scrosciava sui vetri scuri creando dei veri e propri torrenti che alla luce delle lanterne parevano di metallo fuso.
— È arrivato il colonnello, signore — disse Irwin con voce incerta. Deglutì e richiuse la porta.
Speyer aspettava in piedi, vicino alla scrivania. Il mobile era vecchio e in cattivo stato; vi erano appoggiati sopra solo pochi oggetti: un calamaio, un cestino per la posta, un citofono e una fotografia di Nora ormai sbiadita dal tempo (erano passati ben dodici anni dalla sua morte). Mackenzie osservò il maggiore. Aveva una figura allampanata, con il naso aquilino e un’incipiente calvizie e la sua uniforme era sempre sgualcita… ma possedeva la mente più acuta di tutti i Leopardi. Nessun altro poteva aver letto quanto lui! Più che il suo aiutante, Phil era il suo più importante consigliere.
— Allora? — chiese. L’alcool non lo disturbava, anzi lo rendeva più lucido. Avvertiva l’odore caldo delle lanterne — chissà quando avrebbero avuto delle lampade elettriche! — e la durezza del pavimento. Sentì il freddo che la stufa non riusciva a scacciare e notò persino una crepa nella parete a Nord. Per apparire spavaldo infilò i pollici nella cintura e iniziò a dondolarsi. — C’è un altro guaio, Phil?
— È arrivato un telegramma da Frisco — rispose Speyer porgendogli un foglio di carta con il quale aveva giocherellato fino a quel momento.
— Perché non hanno usato la radio?
— Per non essere intercettati. Questo telegramma è addirittura in codice. Lo ha decifrato Irwin.
— Ma cosa significa tutto ciò?
— Guardalo un momento, Jimbo, e lo capirai. È indirizzato proprio a te. Viene dal Quartier Generale.
Mackenzie cercò di concentrarsi sugli scarabocchi di Irwin. Lesse le formalità di rito e poi…
«Con la presente la informiamo che il Senato degli Stati del Pacifico ha approvato con la prescritta maggioranza la messa in stato di accusa di Owen Brodsky, Giudice degli Stati Americani del Pacifico, e lo ha privato della sua carica. In base alla Legge di Successione, dalle ore venti di oggi viene riconosciuto Giudice degli SAP il vice Humphrey Fallon. A causa della presenza di pericolosi dissidenti il Giudice Fallon si è visto costretto a proclamare la legge marziale su tutta la nazione, che entrerà in vigore a partire dalle ore ventuno di oggi. Pertanto le vengono notificate le seguenti normative:
«1. Le precedenti notizie devono essere ritenute strettamente confidenziali fino al momento della proclamazione ufficiale, quindi nessuno che ne sia a conoscenza dovrà riferirle a chicchessia. I trasgressori saranno immediatamente rinchiusi in cella d’isolamento nell’attesa di essere giudicati dalla corte marziale.
«2. Provvederà a requisire tutte le armi e le munizioni tranne il dieci per cento delle scorte e a farle custodire in maniera adeguata.
«3. Terrà i suoi uomini a Fort Nakamura fino a quando arriverà il suo sostituto, il colonnello Simon Hollis. Il colonnello lascerà San Francisco domattina con un pallone e si calcola che giungerà al forte in cinque giorni. Al suo arrivo gli passerà le consegne. Alcuni ufficiali e militari verranno sostituiti da membri del suo battaglione che sarà successivamente integrato nel reggimento. Lei e gli uomini rimpiazzati andrete a San Francisco e vi recherete a rapporto dal generale di brigata Mendoza a New Fort Baker. Per prevenire problemi di qualsiasi tipo solo gli ufficiali potranno tenere le pistole, gli altri dovranno essere disarmati.
«4. A titolo personale la informiamo che il capitano Thomas Danielis è stato nominato aiutante in prima del colonnello Hollis.
«5. Torniamo a ripetere che negli Stati Americani del Pacifico vige la legge marziale a seguito della situazione di emergenza nazionale. Si esige la più totale dedizione al governo legale. Ogni insubordinazione, anche solo verbale, sarà punita duramente. Verrà ritenuto colpevole di tradimento e trattato di conseguenza chiunque presti aiuto ai seguaci di Brodsky.»
I tuoni riecheggiavano tra le montagne come delle scariche di artiglieria. Mackenzie rimase immobile a lungo, muovendosi alla fine solo per appoggiare il telegramma sulla scrivania. A poco a poco riuscì a riordinare le idee.
— Hanno avuto il coraggio di farlo davvero — commentò Speyer impassibile. — Davvero.
— Cosa? — Il colonnello si voltò verso il suo aiutante che non riuscì a sostenerne lo sguardo. Stava arrotolando una sigaretta e cercò di concentrarsi su quel gesto, ma le parole gli sgorgarono spontanee, veloci e secche.
— Non faccio nessuna fatica a immaginare quello che è accaduto. I falchi hanno iniziato a premere per mettere sotto stato d’accusa Brodsky quando questi ha risolto con un compromesso la storia dei confini con il Canada Occidentale. Fallon è ambizioso ma senza togliere di mezzo Brodsky non sarebbe mai riuscito ad avere la carica in maniera regolare. I suoi sostenitori sono troppo pochi e il Giudice non è poi tanto più vecchio di lui da lasciargli il posto. Inoltre la maggior parte dei senatori è soddisfatta così e non è certo disposta a riconoscere agli Stati del Pacifico il mandato divino di unificare il continente. Non mi sembra possibile che il Senato abbia approvato un simile provvedimento. Fallon si sarebbe trovato in minoranza.
— Eppure il Senato è stato convocato, l’ha detto anche la radio — disse Mackenzie come se a parlare fosse un altro.
— Senza dubbio. Doveva discutere la ratifica del trattato con il Canada Occidentale. Ma i senatori vivono sparsi per il paese, ognuno nella sua nazione e per votare dovevano spostarsi. Una serie di ritardi… se avessero fatto saltare uno dei ponti della ferrovia di Boise almeno una dozzina dei sostenitori di Brodsky non avrebbe fatto in tempo ad arrivare… in tal caso in Senato sarebbero diventati più numerosi i falchi di Fallon e si sarebbe raggiunto il quorum. In più la riunione è stata indetta in un giorno festivo e nessuno ci ha fatto caso. Così, in tempo record, ecco la messa in stato di accusa e il nuovo giudice! — Speyer riuscì ad arrotolare la sigaretta e se la mise tra le labbra mentre andava in cerca di un fiammifero.
— Ne sei certo? — mormorò Mackenzie. Gli tornò in mente quella volta, l’unica, che era stato a Puget City. Era stato invitato sullo yacht del Guardiano e si erano trovati immersi nella nebbia. Adesso come allora era tutto freddo, impenetrabile e senza appigli.
— Non al cento per cento, naturale! — ringhiò Speyer. — Non potremo esserne sicuri se non quando sarà troppo tardi. — La scatoletta dei fiammiferi gli tremò tra le dita.
— E… hanno già un nuovo comandante in capo allora.
— Sicuro! Devono eliminare le persone di cui non si fidano e devono farlo in fretta. De Barros era stato nominato da Brodsky. — Il fiammifero prese fuoco con un terribile scricchiolio. Speyer aspirò fino a incavare le guance. — E anche noi. Le armi a disposizione vengono limitate il più possibile per evitare ribellioni quando arriverà il nuovo colonnello. Sta venendo qui con un battaglione per essere più sicuro. Perché non prendere un aereo?
— O magari un treno? — Mackenzie sentendo l’odore del fumo cercò la sua pipa nella tasca della giubba. Era ancora calda.
— Credo che tutto il materiale trasportabile sia stato trasferito nel Nord per difendere i padroni di quelle terre da una ribellione. Le valli invece sono relativamente sicure, abitate come sono da allevatori pacifici e da colonie di Espisti. Nessuno di questi farà degli attentati alle truppe di Fallon che vanno a presidiare gli avamposti di Echo e di Donner — disse Speyer sprezzante.
— Cosa dobbiamo fare secondo te?
— Suppongo che Fallon abbia ottenuto la carica legalmente… intendo dire con il voto della maggioranza… Non sapremo mai se la Costituzione è stata rispettata. Ho letto e riletto quella dannata comunicazione dopo averla fatta decifrare da Irwin. È piena di sottintesi. Ne ho dedotto, per esempio, che Brodsky è ancora libero. Se l’avessero preso, lo avrebbero detto e non si preoccuperebbero tanto delle rivolte. Magari le sue truppe hanno avuto il tempo di portarlo via. Certamente lo stanno cercando come se fosse una preda.
Mackenzie tirò fuori la pipa dalla tasca ma se ne dimenticò subito.
— Con i nostri sostituti arriverà anche Tom — disse a bassa voce.
— Già, tuo genero. Che idea brillante. Serve a tenerti buono e nello stesso tempo a garantirti che non ti succederà niente se eseguirai gli ordini. Tom è un bravo ragazzo e non tradirebbe mai i suoi.