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Speyer si irrigidì. Sbatté le palpebre, poi mormorò: — Avvisare gli adepti?
Mackenzie vide i lineamenti di Gaines perdere l’imperturbabilità. Per un brevissimo istante rimase senza parole, quindi si mosse d’istinto ed estrasse la pistola contemporaneamente a Speyer.
— Insegui quel messaggero — sibilò. — Io terrò d’occhio costoro.
Si domandò se quell’impresa non avrebbe compromesso l’onore del reggimento. Era permesso attaccare quando si era venuti per dialogare? Ma la colpa era di Gaines che aveva interrotto…
— Fermatelo! — urlò Gaines.
I quattro giovani rimasti entrarono in azione. Due di essi ostruirono il passaggio, gli altri avanzarono ai lati.
— State fermi o sparo! — gridò Speyer, ma nessuno gli fece caso.
A Mackenzie mancò il coraggio di fare fuoco contro uomini disarmati. Colpì ai denti il giovane che aveva davanti con il calcio della pistola e questi, insanguinato, arretrò incespicando. Quindi si volse contro l’Espista che gli si stava avvicinando a sinistra e lo percosse con le braccia rigide, infine fece cadere il ragazzo che cercava di chiudere la porta, gli sferrò un calcio alla tempia tanto forte da intontirlo e lo scavalcò con un balzo.
L’ultimo degli accoliti era dietro di lui. Si girò di colpo per fronteggiarlo, ma venne fermato da due braccia forti come le zampe di un orso. Allora fece forza con la sinistra, ancora libera, sotto il naso del giovane. Il ragazzo dovette mollare la presa e Mackenzie ne approfittò per correre via, dopo averlo colpito allo stomaco con una ginocchiata.
Alle sue spalle non accadde più nulla: probabilmente Phil aveva in pugno la situazione. Attraversato di corsa il corridoio giunse nell’atrio. Dove diavolo si era cacciato quel messaggero? Guardò sulla piazza, oltre il portone d’ingresso. Il sole gli ferì gli occhi. Faceva fatica a respirare e sentiva una forte fitta al fianco: stava proprio invecchiando.
Da una stradina laterale apparvero delle vesti azzurre svolazzanti e fra di esse Mackenzie vide il messaggero che stava indicando nella sua direzione. Era in compagnia di sette od otto persone… erano tutte più vecchie di lui e non avevano nessun segno particolare sull’abito, ma Mackenzie distinse un alto ufficiale. L’accolito fu congedato, quindi gli ultimi arrivati attraversarono la piazza velocemente.
Il colonnello si sentì invadere dalla paura. Cercò di dominarla: un Leopardo non fuggiva neanche di fronte a qualcuno capace di farlo a pezzi con una sola occhiata. Ma non avrebbe potuto in nessun modo far cambiare le cose. Se mi ammazzano, tanto meglio. Non dovrò più passare delle notti insonni a domandarmi cosa sente Laura.
Gli uomini erano quasi arrivati alla scalinata. Mackenzie si fece avanti puntando la pistola.
— Fermi! — disse con una voce che parve esile nel silenzio imperante.
Quelli si fermarono, compatti. Si stavano imponendo una calma assoluta e i loro visi divennero impenetrabili. Tutti tacevano. Alla fine Mackenzie non riuscì più a sopportarlo.
— Questo posto è requisito secondo le leggi di guerra — disse. — Rientrate nei vostri alloggi.
— Cosa è successo al nostro capo? — domandò uno di loro, alto e con una voce tranquilla ma forte.
— Mi legga nel pensiero e lo saprà — ironizzò Mackenzie. Ti stai comportando come un bambino. — Non gli è successo niente finora e non gli capiterà niente se non si intrometterà in affari che non lo riguardano. E questo serve anche per voi. Toglietevi di mezzo.
— Non vorremmo dover utilizzare la psionica per scopi violenti — disse l’uomo alto. — La prego, non ci obblighi a farlo.
— Il vostro capo vi ha fatti venire prima ancora che noi entrassimo in azione — ribatté Mackenzie. — Sembrerebbe sua intenzione usare la violenza. Andate via.
Gli Espisti si guardarono l’un l’altro. Quello alto fece un cenno d’assenso e gli altri si allontanarono lentamente.
— Voglio vedere Gaines — disse.
— Abbia un po’ di pazienza e lo vedrà.
— Ne devo dedurre che è stato fatto prigioniero?
— Ne deduca ciò che vuole. — Gli Espisti stavano per svoltare l’angolo dell’edificio. — Non vorrei essere costretto a sparare, perciò la prego, torni indietro.
— Siamo a un punto fermo — disse l’uomo alto. — Nessuno di noi vuole infierire contro gli indifesi. Lasci che la porti fuori di qui.
Mackenzie si inumidì le labbra, inaridite dal vento e dal freddo.
— Se vuole lanciare un incantesimo su di me non faccia complimenti — lo sfidò — se no, sparisca.
— Non le proibirò di raggiungere i suoi uomini perché sembra la soluzione più semplice per convincerla ad andare via, ma le anticipo che qualsiasi gruppo armato che si proverà a entrare nelle nostre terre sarà annientato.
Mi conviene andare a recuperare i miei ragazzi. Phil non può tenere a freno quei tipi per sempre!
L’uomo alto si accostò al palo al quale erano stati legati i cavalli.
— Qual è il suo? — chiese con calma.
Non vede l’ora di liberarsi di me… Accidenti! Deve pur esserci una porta si servizio!
Mackenzie fece un fulmineo dietrofront, precipitandosi nell’atrio mentre l’Espista gridava. I suoi passi rimbombavano. No, non a sinistra. Di là c’era solo l’ufficio. A destra, dietro quell’angolo…
Si trovò di fronte a un lungo corridoio con in mezzo una scala curva. Su di essa c’erano già gli Espisti.
— Fermi! — urlò Mackenzie. — Fermi o sparo!
I due uomini che stavano più in alto aumentarono il passo, gli altri si girarono e iniziarono a scendere verso di lui.
Sparò badando bene di non ucciderli: voleva solo fermarli. I colpi rimbombarono nel corridoio. Gli Espisti caddero a terra uno dopo l’altro, feriti chi alla gamba, chi a un braccio chi a una spalla. Ma Mackenzie aveva fallito alcuni tiri, così, quando l’ultimo nemico rimasto, l’uomo alto, si avvicinò, il percussore batté a vuoto.
Il colonnello sguainò la sciabola e colpì l’avversario alla testa. L’uomo inciampò e Mackenzie ne approfittò per oltrepassarlo e gettarsi su per la scala, tortuosa come un incubo. Gli sembrava che il cuore si stesse spaccando.
Arrivato finalmente su un pianerottolo vide una porta di ferro, di fronte alla quale un uomo vestito d’azzurro stava trafficando con la serratura. Appena lo vide, l’Espista lo attaccò.
Mackenzie gli infilò la sciabola tra le gambe, facendolo incespicare, quindi gli sferrò un colpo alla mascella. L’uomo perse l’equilibrio e andò a sbattere contro il muro. Il colonnello lo tirò per la veste e lo gettò a terra.
— Fuori! — tuonò.
Gli Espisti si rialzarono guardandolo minacciosi. Mackenzie agitò la sciabola nell’aria.
— Da ora in avanti colpirò per uccidere.
— Corri a cercare aiuto, Dave — disse l’uomo che stava armeggiando davanti alla porta. — Lo terrò a bada io. — Si tenne fuori dalla portata della sciabola, mentre l’altro scendeva le scale con passo incerto.
— Vuole essere annientato? — chiese. Mackenzie provò ad aprire la porta, ma era ancora chiusa a chiave.
— Non penso che ne siate in grado senza quello che è nascosto qua dentro.
L’Espista si sforzò visibilmente di controllarsi. Passarono degli interminabili minuti, quindi dal basso si udì un rumore che si avvicinava. L’uomo tese una mano.
— Non possediamo che attrezzi agricoli — disse — ma lei ha solo quella lama. Si arrende?