125204.fb2 Nessuna tregua con i re - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 7

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Mackenzie sputò a terra. L’Espista continuò ad avanzare.

Presto arrivarono i rinforzi. A giudicare dal rumore dovevano essere un centinaio, ma la curvatura della scala permetteva a Mackenzie di vederne solo una decina. Si trattava di massicci contadini che agitavano nell’aria i ben affilati attrezzi agricoli. Dal momento che il corridoio era troppo largo per potersi difendere, il colonnello avanzò verso la scala, dove gli assalitori avrebbero potuto passare solo due alla volta.

Delle falci da fieno guidarono l’attacco. Mackenzie parò un colpo, tirò un fendente. La lama penetrò nella carne fino a colpire l’osso e il sangue zampillò, rosso nonostante la poca luce. L’uomo cadde a terra con un urlo. Quindi il colonnello schivò un affondo facendo cozzare le lame fino a bloccarle. Mentre scrutava la faccia dell’avversario, larga e scurita dal sole, venne spinto indietro. Con il taglio della mano riuscì a colpire la laringe del giovane che cadde a terra portandosi dietro l’uomo che aveva alle spalle. Impiegarono diverso tempo a districarsi e rialzarsi.

Un forcone arrivò diretto al ventre di Mackenzie. Questi lo afferrò con la sinistra facendolo deviare e sferrando un colpo contro la mano che lo impugnava. Venne colpito al fianco destro da una falce. Vide il sangue sgorgare, ma non avvertì alcun dolore, segno che gli organi vitali erano illesi. Si diede a vibrare sciabolate a destra e a manca e di fronte a quella minaccia sibilante gli avversari della prima linea arretrarono. Dio mio! Mi sembra di avere le ginocchia di gomma! Non ce la faccio a resistere neppure cinque minuti!

Si udì il suono di una tromba e riecheggiarono delle scariche di fucile. Sulla scala gli uomini si irrigidirono, qualcuno gridò.

Dal piano terra arrivò un rumore di zoccoli e una voce ringhiò: — Fermi tutti! Gettate le armi a terra e scendete. Il primo che si oppone è finito.

Mackenzie si appoggiò alla sciabola cercando di riprendere fiato. Quasi non si accorse neanche che gli Espisti se ne stavano andando.

Quando si fu un po’ ripreso, si avvicinò a una finestra e guardò fuori. La piazza era occupata dai cavalleggeri e la fanteria era in arrivo.

Fu raggiunto da Speyer, accompagnato da un sergente del genio e da diversi soldati. Il maggiore gli corse accanto.

— Tutto bene, Jimbo? Ma sei ferito!

— Oh, è solo un graffio! — disse Mackenzie che stava tornando in forze. Non era eccitato per la vittoria, provava solo un gran senso di solitudine. La ferita iniziava a farsi sentire. — Non è niente di grave, guarda.

— È vero, credo che te la caverai. Bene. Aprite quella porta.

I genieri, presi i loro attrezzi, si diedero da fare intorno alla serratura, con una grinta che almeno per metà derivava dalla paura.

— Come avete fatto ad arrivare così in fretta? — domandò Mackenzie.

— L’avevo immaginato che ci sarebbero stati dei problemi — rispose Speyer. — Appena ho udito gli spari sono saltato fuori dalla finestra e sono riuscito a raggiungere il cavallo prima che quei contadini ti aggredissero. Li ho visti mentre si riunivano. La cavalleria è arrivata quasi subito e i fanti erano poco più indietro.

— Avete trovato resistenza?

— Non dopo aver sparato qualche raffica a vuoto. — Speyer si guardò intorno. — Adesso abbiamo in pugno la situazione.

Mackenzie fissò la porta.

— Bene — disse. — Non sono più così dispiaciuto di avergli puntato contro la pistola in ufficio. Pare che i seguaci si servano tranquillamente delle vecchie armi, mentre gli Espisti non dovrebbero neppure possederle. Almeno, così dicono le loro leggi… Hai proprio avuto un’idea geniale, Phil. Come ti è venuta?

— Mi sono domandato il motivo per cui il capo aveva mandato un messaggero a cercare aiuto. Non dovrebbero essere dei telepati? Oh, ecco!

La serratura si ruppe con un tintinnio. Il sergente aprì la porta e Mackenzie e Speyer entrarono in una sala enorme e sovrastata dalla cupola.

Curiosarono per la stanza a lungo, senza parlare, osservando oggetti di metallo e di altre sostanze meno note. Non c’era niente di familiare. Il colonnello si fermò davanti a un cubo trasparente, dal quale fuoriusciva un’elica. Al suo interno si agitavano delle oscure masse informi, luccicanti di piccole stelle.

— Credevo che gli Espisti si fossero impossessati di cose risalenti all’epoca precedente le Bombe Infernali — disse a bassa voce — che avessero delle bombe segretissime mai usate, ma sembra che non sia così, vero?

— Vero — confermò Speyer. — Non credo che queste armi siano state fatte dagli uomini.

Ti rendi conto? Hanno occupato una comunità! Così facendo faranno vedere a tutto il mondo che gli Espisti non sono invulnerabili. E a peggiorare la situazione si sono impossessati del loro arsenale!

— Non preoccuparti, nessuno può mettere in funzione quegli strumenti senza essere adeguatamente istruito in materia. In mancanza di determinati ritmi encefalici legati al condizionamento i circuiti rimangono bloccati, e il condizionamento stesso impedisce agli adepti di parlarne a chiunque, nonostante qualsiasi pressione.

— È vero, ma non mi riferivo a questo. A preoccuparmi è l’idea che tutti verranno a sapere che gli Espisti non studiano affatto le profondità della psiche umana, ma hanno più semplicemente adito a una scienza fisica molto progredita. Questo non solo risolleverà il morale dei ribelli, ma porterà anche molti fedeli, forse la maggior parte, ad andarsene per la delusione.

— Non immediatamente. Allo stato attuale delle cose, le notizie circolano molto lentamente. Inoltre, Mwyr, non tieni conto della capacità della mente umana di non considerare quello che contrasta con la fede.

— Ma…

— Ammettiamo che avvenga il peggio e che la fede venga meno disgregando l’Ordine. Sarebbe un punto a nostro svantaggio ma non sarebbe la fine. La psionica era solo un’esca per diffondere un nuovo modo di concepire la vita. Ma ne possiamo trovare altri, per esempio la magia, che ha molto seguito tra le classi più ignoranti. Se necessario, ricominceremo tutto da capo con nuove basi. Le modalità d’azione non sono rilevanti, sono solo l’impalcatura per creare una comunità antimaterialistica, alla quale aderiranno un numero sempre maggiore di persone, non trovando alternative migliori di fronte alla progressiva caduta dell’Impero. E con il passare del tempo la nuova struttura potrà anche lasciar perdere le superstizioni che le hanno permesso di diffondersi.

— Ma in tal modo si torna indietro minimo di cento anni.

— È vero. È molto più difficile inserire un elemento radicalmente estraneo adesso che la società ha creato delle forti istituzioni, molto più difficile che in passato. Comunque stai tranquillo, non è impossibile. Non intendo lasciar andare avanti le cose fino a quel punto, gli Espisti si possono ancora salvare.

— In che modo?

— Intervenendo direttamente.

— È inevitabile?

— Sì, la matrice è stata esplicita. Non che la cosa mi entusiasmi, ma l’intromissione diretta è molto più comune di quanto si dica nelle scuole. La soluzione migliore, logicamente, sarebbe di fissare delle condizioni iniziali tali che la società evolvendosi vi si indirizzi spontaneamente. Questo ci permetterebbe di evitare la dolorosa realtà delle colpe. Ma purtroppo la Grande Scienza non bada a questi dettagli della quotidianità.

“In questo caso specifico dovremo intervenire sopraffacendo i reazionari. Così il governo sarà tanto duro verso gli avversari battuti che la maggior parte di quelli che crederanno alla scoperta di St. Helena non vivranno abbastanza da poterlo dire in giro. Gli altri… sarà la loro stessa sconfitta a farli perdere di credibilità. Certo, la vicenda sopravviverà a lungo, sarà continuamente bisbigliata. Ma che importa? I credenti accresceranno la loro fede proprio nella lotta contro tali dicerie. Parallelamente all’aumentare degli adepti si ingrandirà anche la leggenda e alla fine sembrerà una favola inventata dagli antichi per spiegare cose che, data la loro ignoranza, non avevano capito.”

— Comprendo…

— Non ti piace stare qui, vero Mwyr?

— Non lo so neanch’io. È tutto così diverso.

— Dovresti essere contento di non essere capitato in un pianeta davvero alieno.

— Forse invece sarebbe stato meglio. Ci sarebbe stato un ambiente ostile di cui preoccuparsi e non avrei pensato a quanto sono lontano da casa.

— Tre anni.

— Lo dici come se fosse una cosa da nulla… come se tre anni su una nave non corrispondessero a cinquanta anni cosmici, come se arrivasse una nave da un giorno all’altro invece che una al secolo, come se le nostre esplorazioni non si limitassero a una infinitesima parte della galassia!

— Ma un giorno la includerà tutta!

— Sì, sì, sì, lo so. Altrimenti perché avrei deciso di diventare psicodinamista, perché cercherei di imparare a cambiare le sorti di un mondo che non è il mio se non per contribuire a “creare l’unione di tutti gli esseri senzienti, nella quale ogni specie costituisce un gradino verso il controllo dell’universo”? È un programma coraggioso, anche se credo che in realtà solo poche razze scelte potranno godere liberamente di quell’universo.

— Non è vero, Mwyr. Pensa un po’ a costoro che stiamo cercando, come tu dici, di cambiare secondo i nostri progetti. Pensa a come usarono l’energia solare. Con il ritmo che hanno adesso ci arriveranno tra un secolo o due e non molto tempo dopo inizieranno a costruire astronavi. Pur sapendo che la differenza temporale riduce l’effetto dei contatti interstellari, siamo comunque di fronte a effetti cumulativi. Ti piacerebbe che questa banda di carnivori dilagasse nella galassia?

“È meglio che prima si civilizzino un po’, poi vedremo se sono affidabili. In caso contrario, riusciranno comunque a vivere felicemente sul loro pianeta con il sistema progettato per loro dalla Grande Scienza. Tieni a mente che sulla Terra desiderano la pace da sempre, ma non riescono a conseguirla, da soli. Non dico di essere particolarmente buono, Mwyr, ma questo lavoro mi aiuta a non sentirmi del tutto inutile nel cosmo.”

Quell’anno le promozioni erano numerose a causa dell’alto numero delle perdite. Il capitano Thomas Danielis divenne maggiore grazie al ruolo avuto nella repressione delle rivolte civili a Los Angeles. In seguito avvenne la battaglia della Maricopa, nella quale non ci fu verso di liberarsi dai ribelli della Sierra e Danielis venne promosso a tenente colonnello. All’esercito fu ordinato di portarsi a Nord. La marcia procedeva lentamente a ridosso delle catene montuose della costa per il timore di un attacco da Est. Però i fedeli di Brodsky erano troppo impegnati a rafforzare le loro recenti conquiste per creare preoccupazioni. A dare problemi erano invece le Stazioni dei padroni con la loro guerriglia e continua resistenza. Dopo uno scontro particolarmente pesante l’esercito si fermò a Pinnacles per riprendere fiato.

Danielis gironzolava per il campo. Le tende erano state messe in file compatte tra i cannoni e gli uomini se ne stavano in ozio sonnecchiando, chiacchierando, giocando d’azzardo e fissando il cielo azzurro. L’aria era calda e impregnata dall’odore acuto dei fuochi, dei cavalli, del letame, del sudore e del grasso per gli stivali. Le colline che circondavano l’accampamento stavano passando dal verde brillante della primavera alle sfumature marroni proprie dell’estate. Danielis non aveva impegni fino a quando sarebbe iniziata la riunione decisa dal generale, ma si sentiva irrequieto. Ormai sono padre, pensava, e non ho mai visto mio figlio.