129149.fb2 Una lettera dai Cleary - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 1

Una lettera dai Cleary - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 1

C’era una lettera dei Cleary all’ufficio postale. L’ho messa nello zaino col giornale della signora Talbot e sono uscita per slegare Stitch.

Aveva teso il suo guinzaglio quanto più possibile e stava accucciato dietro l’angolo, mezzo strangolato, a guardare un pettirosso. Stitch non abbaia mai, neppure agli uccelli. Non ha mai uggiolato nemmeno quando papà gli ha medicato la zampa… è rimasto fermo là dove l’abbiamo trovato, fuori nel porticato, tremando un poco e tenendo la zampa tesa perché papà la guardasse. La signora Talbot dice che è un pessimo cane da guardia ma io sono contenta che non abbai. Rusty non faceva che abbaiare, e guarda cosa ne ha ricavato.

Ho dovuto trascinarlo con forza, fargli girare l’angolo, per allentare il guinzaglio abbastanza da poterlo slegare. Mi ci è voluto un po’ per farlo, perché quel pettirosso gli piaceva proprio tanto. — È un segno della primavera, eh, amico? — ho detto io, cercando di slegare il nodo con le unghie. Il nodo non si è sciolto, ma sono riuscita a spezzarmi un’unghia fino alla carne viva. Fantastico. Mamma vorrà sapere se ho notato che mi si stanno rompendo le unghie.

Le mie mani sono un vero disastro. Quest’inverno mi sarò fatta un centinaio di scottature sul dorso delle mani per colpa di quella stupida stufa a legna. C’è un punto, proprio sopra il polso, che mi brucio regolarmente, e così non ho mai la possibilità di guarire. La stufa non è abbastanza grande, e quando cerco di infilarci un ciocco troppo lungo, tutte le volte quello stesso punto urta l’interno della stufa. Quello stupido di mio fratello David non li sega della lunghezza giusta. Gli ho chiesto più volte di farmi il favore di tagliarli più corti, ma non mi presta la minima attenzione.

Ho chiesto a mamma se per piacere vuole dirgli di non tagliare i ciocchi così lunghi, ma lei non l’ha fatto. Non critica mai David. Per quanto la riguarda, lui non può far niente di sbagliato, solo perché ha ventitré anni ed è sposato.

— Lo fa apposta — le ho detto. — Spera che io bruci a morte.

— La paranoia è il nemico numero uno delle ragazzine quattordicenni — ha risposto mamma. Lo dice sempre. Mi fa arrabbiare al punto che vorrei ucciderla. — Non lo fa apposta. Devi solo cercare di stare attenta con la stufa, ecco tutto. — Però non ha fatto altro che tenermi la mano e fissare la grossa scottatura come fosse una bomba ad orologeria sul punto di esplodere.

— Ci serve una stufa più grande — ho detto io, tirando via la mano con uno strattone. Ci serve proprio. Papà ha chiuso il camino e ha messo la stufa a legna quando il prezzo del gas è arrivato alle stelle, ma è una stufa piccola, perché mamma non ne voleva una che occupasse troppo spazio in soggiorno. Ad ogni modo, dovevamo usarla solo di sera.

Non ne compreremo una nuova. Sono troppo occupati a lavorare a quella stupida serra. Forse la primavera arriverà presto, e la mia mano avrà qualche possibilità di guarire. Tanto lo so come va a finire. L’anno scorso la neve è caduta fino a metà giugno, e adesso siamo solo a marzo. Il pettirosso di Stitch si gelerà la coda se non se ne va a sud. Papà dice che l’anno scorso è stato un fatto eccezionale, che quest’anno il tempo tornerà normale, ma non ci crede neanche lui, altrimenti non costruirebbe la serra.

Non appena ho lasciato andare il guinzaglio di Stitch, lui da bravo ha girato l’angolo e si è messo seduto ad aspettare che smettessi di succhiarmi il dito e lo slegassi. — È meglio muoversi — gli ho detto. — Se no la mamma si arrabbierà. — Sarei dovuta andare al supermercato a cercare di trovare semi di pomodoro, ma il sole era già molto basso sull’orizzonte, e c’era almeno mezz’ora di cammino per arrivare a casa. Se fossi tornata a casa dopo il tramonto mi avrebbero mandato a letto senza cena, e poi non sarei riuscita a leggere la lettera. A parte questo, se non fossi andata al supermercato oggi mi ci avrebbero mandato domani, e non avrei dovuto lavorare a quella stupida serra.

Certe volte avrei voglia di farla saltare in aria. Ci sono trucioli e fango dappertutto, e David ha fatto cadere uno dei pezzi di plastica sulla stufa mentre li stavano tagliando, e la plastica si è tutta sciolta sulla stufa con un puzzo tremendo. Ma nessuno si accorge del disastro: sono troppo occupati a parlare di quanto sarà bello la prossima estate avere cocomeri, mais e pomodori coltivati in proprio.

Io non vedo come potrà essere diverso dall’estate scorsa, quando sono cresciute solo la lattuga e le patate: la lattuga era alta circa come la mia unghia rotta, e le patate erano dure come sassi. La signora Talbot ha detto che è colpa dell’altitudine, ma papà ha detto che è stato il clima strano e questo miserabile granito del Picco Pike che da queste parti chiamano «terreno». Così è andato alla libreria sul retro del supermercato e ha preso un libro di fai-da-te sulle serre e ha cominciato a buttare tutto all’aria, e adesso perfino la signora Talbot è entusiasta dell’idea.

L’altro giorno ho detto loro, — La paranoia è il nemico numero uno della gente a questa altitudine — ma erano troppo occupati a tagliare assi e attaccare plastica per fare caso a me.

Stitch mi camminava davanti, tirando il guinzaglio, e non appena siamo arrivati all’autostrada l’ho slegato. Non corre mai via come faceva Rusty. Comunque, è impossibile tenerlo lontano dalla strada, e tutte le volte che ho cercato di tenerlo al guinzaglio ha trascinato anche me nel mezzo ed ho passato guai con papà per aver lasciato le impronte. Così io mi tengo sui bordi gelati della strada e lui gironzola, fermandosi ad annusare le buche; quando rimane indietro, lancio un fischio e lui arriva di corsa.

Ho accelerato il passo. Stava cominciando a fare molto freddo, ed io avevo addosso solo un maglione felpato. Mi sono fermata in cima alla collina e ho lanciato un fischio a Stitch. Avevamo ancora un miglio da fare. Dal punto in cui mi trovavo potevo vedere il Picco, e la parte bruciata non sembrava così annerita come lo scorso autunno, come se gli alberi stessero per ricrescere.

L’anno scorso in questo periodo tutta la montagna era completamente bianca. Me lo ricordo perché è stato quando papà e David e il signor Talbot sono usciti a caccia, e continuava a nevicare, e non sono tornati per quasi un mese. Mamma quasi è impazzita non vedendoli tornare. Continuava ad andare fino alla strada ad aspettarli anche se la neve era alta un metro e mezzo lasciando delle impronte grosse come quelle dell’Abominevole Uomo delle Nevi. Portava con sé Rusty anche se lui odiava la neve quasi quanto Stitch odia il buio. E aveva una pistola. Una volta è inciampata su un ramo ed è caduta nella neve; si è slogata la caviglia ed era quasi congelata quando è riuscita a tornare a casa. Io stavo per dirle, — La paranoia è il nemico numero uno delle madri — ma la signora Talbot si è messa in mezzo e ha detto che la prossima volta avrei dovuto accompagnarla io, e che questo è quello che succede quando si permette a qualcuno di andare in giro da solo, alludendo a me che andavo all’ufficio postale. Io ho risposto che sapevo badare a me stessa, e mamma mi ha detto di non essere maleducata con la signora Talbot, perché la signora Talbot aveva ragione e la prossima volta sarei andata con lei.

Non ha voluto aspettare che la caviglia migliorasse. L’ha bendata e siamo uscite subito il giorno dopo. Non ha aperto bocca lungo tutta la strada, si è limitata ad andare avanti nella neve, zoppicando. Non ha alzato nemmeno lo sguardo fino a quando non siamo arrivate alla strada. La neve aveva smesso per un po’ di cadere, e le nuvole si erano alzate abbastanza per poter vedere il Picco. Era come una foto in bianco e nero, il cielo grigio e gli alberi neri e la montagna bianca. Il Picco era completamente coperto di neve, non si riusciva a distinguere per niente la strada a pedaggio.

Avremmo dovuto fare un’escursione sul Picco con i Cleary.

Tornate a casa, le ho detto: — I Cleary non sono più venuti, due estati fa.

Mamma si è tolta i guanti e si è avvicinata alla stufa, togliendosi di dosso pezzi di neve ghiacciata. — Certo che non sono venuti, Lynn — disse.

La neve sul mio cappotto gocciolava sulla stufa e sfrigolava. — Non volevo dire questo — dissi io. — Dovevano venire la prima settimana di luglio. Subito dopo il diploma di Rick. Che sarà successo? Avranno soltanto deciso di non venire, o cosa?

— Non lo so — ha detto, togliendosi il berretto e scuotendo i capelli. Aveva la frangia tutta bagnata.

— Forse vi hanno scritto per dire che hanno cambiato idea — disse la signora Talbot. — Forse l’ufficio postale ha smarrito la lettera.

— Non importa — ha detto mamma.

— Credo che avrebbero cercato comunque di avvertirci — ho aggiunto io.

— Forse l’ufficio postale ha messo la lettera nella cassetta di qualcun altro — è intervenuta la signora Talbot.

— Non importa — ha detto mamma, ed è andata ad appendere il cappotto al gancio in cucina. Non ha detto altro su di loro. Quando papà è tornato, ho chiesto anche a lui dei Cleary, ma era troppo occupato a raccontare del viaggio per fare caso a me.

Stitch non arrivava. Ho fischiato ancora e poi sono tornata indietro a cercarlo. Era giù in fondo alla collina, col muso sepolto dentro qualcosa. — Spicciati — gli ho detto, hai si è voltato e allora ho capito perché non era venuto. Si era impigliato in uno dei cavi elettrici che erano caduti. Era riuscito ad attorcigliarsi il cavo intorno alle zampe come fa certe volte col guinzaglio, e più cercava di venirne fuori più restava impigliato.

Era proprio in mezzo alla strada. Io stavo sul ciglio, cercando di escogitare un modo per arrivare da lui senza lasciare impronte. In cima alla collina la strada era molto gelata, ma quaggiù la neve si stava sciogliendo e scorreva per la strada in piccoli torrentelli. Ho allungato il piede in fuori nel fango, e la mia scarpa da tennis è affondata di un buon paio di centimetri, così sono tornata indietro e ho cancellato l’impronta con la mano, strofinandola poi sui jeans. Non sapevo che cosa fare. Per le impronte papà è paranoico tanto quanto la mamma per le mie mani, ma è anche peggio se resto fuori dopo il tramonto. Se non ce l’avessi fatta a tornare in tempo sarebbe stato capace di impedirmi di andare all’ufficio postale.

Stitch stava per mettersi ad abbaiare. Si era attorcigliato il cavo intorno al collo e si stava soffocando. — Va bene — gli ho detto. — Arrivo. — Dopo essere saltata in uno dei torrenti, l’ho seguito per il resto della strada fino a Stitch, guardandomi indietro un paio di volte per assicurarmi che l’acqua cancellasse le impronte.

Ho liberato Stitch e ho gettato il cavo a lato della strada, e ora penzola dal palo, pronto ad impiccare Stitch la prossima volta che passerà di lì.

— Stupido cane — gli ho detto. — Ora spicciati! — e sono tornata di corsa sul ciglio della strada e su per la collina con le scarpe da tennis inzuppate d’acqua. Dopo neanche cinque passi lui si è fermato ad annusare un albero. — Avanti! — gli ho detto. — Sta facendo buio. Buio!

Mi ha superato come un fulmine, arrivando fino a metà strada giù per la collina. Stitch ha paura del buio. Lo so, nei cani non esiste una cosa del genere, ma Stitch ha paura davvero. Di solito gli dico, — La paranoia è il nemico numero uno dei cani — ma adesso volevo mettergli fretta prima che i piedi cominciassero a congelarsi. Mi sono messa a correre anch’io, e siamo arrivati ai piedi della collina quasi contemporaneamente.

Stitch si è fermato davanti al vialetto della casa dei Talbot. La nostra casa non era a più di un centinaio di metri da quel punto, dall’altro lato della collina. Si trova sul fondo di una specie di conca formata dalle colline tutt’intorno. È così ben nascosta che non si riesce quasi a vederla. Non si riesce nemmeno a vedere il fumo della nostra stufa al di sopra della collina dei Talbot. C’è una scorciatoia che passa attraverso la proprietà dei Talbot e scende tra gli alberi fino alla nostra porta sul retro, ma non la uso più. — Buio, Stitch — ho detto, seccata, e ho ripreso a correre. Stitch mi è rimasto alle calcagna.

Quando sono arrivata al nostro vialetto, il Picco si stava colorando di rosa. Stitch ha orinato sul tronco di abete un centinaio di volte prima che riuscissi a trascinarlo di traverso sul vialetto sporco. È un albero davvero grosso. L’estate scorsa David e papà l’hanno abbattuto, sistemandolo in modo che sembrasse caduto sulla strada. Nasconde completamente il punto in cui il vialetto si congiunge con la strada, ma il tronco è pieno di schegge, e io mi sono graffiata la mano nel solito posto. Fantastico.

Mi sono assicurata che io e Stitch non avessimo lasciato segni sulla strada (a parte quelli che lascia sempre lui — un altro cane ci potrebbe trovare in un momento, e probabilmente è così che Stitch è arrivato fino alla nostra veranda: aveva fiutato Rusty) e mi sono messa al riparo delle colline al più presto possibile. Stitch non è il solo a diventare nervoso quando è buio. E poi, i piedi cominciavano a farmi male. Quella sera Stitch era proprio paranoico, e non ha smesso di correre nemmeno quando siamo arrivati in vista della casa.

David era fuori, e stava portando dentro un carico di legna. Si capiva subito che era tutta tagliata della lunghezza sbagliata. — Ce l’hai fatta per un pelo, eh? — ha detto. — Hai preso i semi di pomodoro?

— No — gli ho risposto. — Ma vi ho portato qualcos’altro. Ho portato qualcosa a tutti.

Poi sono entrata in casa. Papà stava srotolando della plastica sul pavimento, e la signora Talbot lo aiutava reggendola da un lato. Mamma aveva in mano il tavolo da gioco, ancora piegato, ed aspettava che avessero finito per sistemarlo davanti alla stufa per la cena. Nessuno si è degnato di alzare la testa. Mi sono sfilata lo zaino e ho tirato il giornale della signora Talbot e la lettera.

— C’era una lettera all’ufficio postale — ho detto. — Da parte dei Cleary.

Tutti hanno alzato la testa.

— Dove l’hai trovata? — chiese papà.

— Sul pavimento, mischiata alla roba di terza classe. Stavo cercando un giornale per la signora Talbot.

Mamma ha appoggiato il tavolo da gioco contro il divano e si è messa a sedere. La signora Talbot aveva un’espressione vuota.

— I Cleary erano i nostri migliori amici — le ho spiegato. — Dall’Illinois. Dovevano venire a trovarci due estati fa. Dovevamo fare un’escursione sul Picco Pike e nei dintorni.

David è entrato sbattendo la porta, guardando mamma seduta sul divano, e papà e la signora Talbot là in piedi come due statue a reggere la plastica. — Che c’è che non va? — ha domandato.

— Lynn dice di aver trovato una lettera dei Cleary, oggi — gli ha risposto papà.

David ha lasciato cadere i ciocchi nel camino. Uno è rotolato sul tappeto, fermandosi ai piedi della mamma. Nessuno di loro si è chinato a raccoglierlo.

— La leggo a voce alta? — ho detto, guardando la signora Talbot. Reggevo ancora il suo giornale. Ho aperto la busta e ho tirato fuori la lettera.