39180.fb2 Mr Gwyn - читать онлайн бесплатно полную версию книги . Страница 39

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38.

Nelle chiazze di buio ogni tanto lei passava, camminando, come a provare una sparizione. Jasper Gwyn allora la guardava, aspettandosi qualcosa dall’ombra. Poi tornava nei suoi pensieri. Sembrava lieto, tranquillo, tra i resti delle sue cene, il viso non rasato, i capelli scompigliati dalle notti per terra. Rebecca lo guardava e pensava che era irrimediabilmente delizioso. Chissà se aveva trovato quel che cercava. Non era possibile leggergli in faccia una qualche soddisfazione, né l’ombra di uno sgomento. Solo l’orma di una concentrazione febbrile, ma pacata. Qualche foglietto ancora raccolto per terra – poi li appallottolava e se li infilava in tasca. Lo sguardo alle lampadine, nell’istante in cui abbandonavano.

Ma a un certo punto andò a sedersi accanto a lei, sul letto, e, come se fosse la cosa più naturale al mondo, si mise a parlarle.

– Vede Rebecca, una cosa mi sembra di averla capita. Lei rimase ad aspettare.

– Pensavo che non parlare fosse assolutamente necessario, io ho terrore delle chiacchiere, non potevo certo pensare di chiacchierare con lei. E poi temevo che si finisse con una cosa tipo psicanalisi, o confessione. Una prospettiva agghiacciante, non trova? Rebecca sorrise.

– Però, vede, mi sbagliavo, aggiunse Jasper Gwyn. Rimase un po’ in silenzio.

– La verità è che se davvero voglio fare questo mestiere devo accettare di parlare, anche una volta sola, due al massimo, al momento giusto, ma devo essere capace di farlo.

Alzò lo sguardo su Rebecca.

– Parlare appena, disse.

Lei fece cenno di sì col capo. Stava completamente nuda seduta di fianco a un uomo in pantaloni da meccanico, e la cosa le sembrava del tutto naturale. L’unica cosa che si domandava era come poteva essere utile a quell’uomo.

– Ad esempio, prima che sia troppo tardi mi piacerebbe chiederle una cosa, disse Jasper Gwyn.

– Lo faccia.

Jasper Gwyn gliela chiese. Lei ci pensò, poi rispose. Era una cosa sul piangere e sul ridere.

Andarono un po’ avanti a parlarne.

Poi lui le chiese una cosa che riguardava i bambini. I figli, precisò.

E un’altra sui paesaggi.

Parlavano a voce bassa, senza fretta.

Finché lui assentì col capo e si alzò.

– Grazie, disse.

Poi aggiunse che non era stato così difficile. Parve dirlo a se stesso, ma anche si voltò verso Rebecca, come se si aspettasse una specie di risposta.

– No, non è stato difficile, lei disse allora. Disse che nulla, lì dentro, era difficile.

Jasper Gwyn andò a regolare il volume della musica, e il loop di David Barber sembrò sparire dentro ai muri, lasciando poco più che una scia, dietro di sé, nella luce fragile delle ultime sei lampadine rimaste.