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29. LE TENTAZIONI DI SANT'ANTONIO

Se l'estate è prossima a morire e, partiti i signori villeggianti, i più bei posti restano deserti (ma nelle forre i cacciatori sparano e dai ventosi valichi della montagna, il cuculo mandando il suo richiamo, coi loro enigmatici sacchi sulle spalle i primi maghi d'autunno scendono già) allora le grandi nubi dei tramonti può darsi si riuniscano, verso le cinque e mezza le sei, per tentare i poveri preti di campagna.

Per l'appunto a quell'ora don Antonio, giovanissimo assistente alla parrocchia, insegna ai bambini il catechismo nell'oratorio che fu già palestra del dopolavoro. Qui è lui in piedi, là i banchi con sopra seduti i bambini e in fondo, che arriva fino al soffitto, la grande vetrata che dà verso levante; e attraverso si vede il placido e maestoso Col Giana illuminato dal sole che discende.

" In nomine Patris et Filii et… " fa don Antonio. " Ragazzi, oggi vi dirò qualcosa del peccato. C'è qualcuno che sa cosa sia il peccato? Tu, Vittorio, per esempio, che non capisco perché ti vai a mettere sempre così in fondo… Sai dirmi che cosa si intende per peccato? "

" Peccato… peccato… È quando uno fa delle brutte cose. "

" Sì, certo, pressapoco è così, infatti. Ma è più giusto dire che peccato è una offesa a Dio, fatta disobbedendo a una sua legge. "

Intanto le grandi nuvole si elevano al di sopra del Col Giana con molta intelligenza scenografica. Mentre parla, don Antonio le può vedere benissimo attraverso la vetrata. E le vede anche un ragno appollaiato con la sua ragnatela in un angolo della vetrata stessa (dove il traffico dei moscerini è minimo); nonché una mosca, ferma sul vetro, appesantita dai reumi di stagione. Da principio queste nubi si presentano nella seguente formazione: c'è un lungo piatto basamento dal quale sgorgano varie protuberanze, simili a bambagie smisurate, e i molli contorni si sviluppano in una serie di viscosi vortici. Ma che intenzioni hanno?

" Se la mamma, mettiamo, vi dice di non fare una cosa e voi la fate, per la mamma è un dispiacere… Se Dio vi dice di non fare una cosa e voi la fate, per Dio è pure un dispiacere. Ma non vi dirà niente. Dio soltanto vede, perché lui vede tutto, compreso te Battista che invece di stare attento tagli il banco con un temperino. E allora Dio prende nota, possono passare cento anni e lui ancora ricorda tutto come se fosse successo appena un minuto prima… "

Alza per caso gli occhi e vede, inondata di sole, una nube a forma di letto, con sopra un baldacchino tutto a frange, volute e ghirigori. Un letto da odalisca. Fatto è che don Antonio ha sonno. Si è alzato alle quattro e mezza per dire messa in una chiesetta di montagna, e poi in giro tutto il giorno, i poveri, la campana nuova, due battesimi, un malato, l'orfanotrofio, i lavori al cimitero, il confessionale, eccetera, su e giù dalle cinque del mattino, e adesso quel letto tenerissimo che sembra aspettarlo, lui povero prete da strapazzo.

Non viene un po' da ridere? Non è una singolare coincidenza lui morto di stanchezza e quel letto allestito in mezzo al cielo? Come sarebbe bello distendersi là sopra e chiudere gli occhi, senza più pensare a niente.

Ma dinanzi a lui stanno le piccole teste irrequiete dei ragazzi, a due a due, schierate sopra i banchi. " Quando si è detto peccato " spiega " non si è detto ancora niente. C'è peccato e peccato. C'è per esempio un peccato specialissimo diverso da tutti gli altri, che si chiama peccato originale… "

Allora avanza una seconda nube, gigantesca, che ha preso la forma di un palazzo: coi colonnati, le cupole, le logge, le fontane e in cima le bandiere; dentro ci sono le delizie della vita, probabilmente, i banchetti, i servi, le musiche, i mucchi di marenghi, i profumi, le belle cameriere, i vasi di fiori, i pavoni, le trombe d'argento che lo chiamano, lui timido prete di campagna che non possiede neanche un soldo. (Eh, certo in quel castello non si deve poi stare da cani pensa – a me non capiterà mai niente di simile.)

" Così è nato il peccato originale. Ma voi certo mi potete chiedere: che colpa ne abbiamo noi se Adamo si è comportato male? Cosa c'entriamo noi? Perché dobbiamo rimetterci per lui? Ma qui, vedete… "

C'era uno, nel secondo o terzo banco, che stava mangiando di nascosto: pane, si sarebbe detto, o qualche altra cosa di croccante. Se ne udiva il piccolo rumore, come di topo. Però stava molto attento: se il prete cessava di parlare, quello subito fermava le mandibole.

Bastò questo esile richiamo perché don Antonio fosse preso da una fame formidabile. E d'un subito egli vide una terza nube distendersi orizzontalmente, modellata a forma di tacchino. Era una bestia smisurata, un monumento, da sfamare una città come Milano; e girava su un immaginario spiedo, rosolata dal sole del tramonto. Poco più in là un'altra nube, a pinnacolo, paonazza, a classica forma di bottiglia.

" Come si fa peccato? " disse. " Oh, gli uomini quanti sistemi hanno inventato pur di dispiacere a Dio. Si pecca con le azioni, come se per esempio uno ruba, si pecca con le semplici parole se per esempio uno bestemmia, si pecca anche coi pensieri… Sì, basta un pensiero alle volte… "

Che razza di impertinenza, quelle nubi. Una delle più grosse, sviluppatasi in altezza, aveva assunto la foggia della mitria. Intendeva alludere all'orgoglio, all'ambizione di carriera? Rifinita nei suoi particolari, biancheggiava sullo sfondo azzurro e dai suoi fianchi autoritari colavano giù frange di seta e d'oro. Poi la mitria, gonfiandosi ancora di più, mise fuori tanti fiorellini. E si ebbe addirittura il triregno del Pontefice, con tutta la potenza misteriosa. Per un istante il povero prete di campagna lo fissò, invidiando suo malgrado.

Lo scherzo si era ora fatto più sottile, pieno di subdole lusinghe. Don Antonio si sentiva inquieto.

A questo punto Attilio, il figlio del fornaio, introdusse un chicco di granturco in una cannuccia di sambuco e la portò alle labbra progettando di bersagliare la nuca di un compagno. In quel mentre vide don Antonio, il cui volto si era fatto bianco. E ne restò tanto impressionato che subito mise via la cerbottana. "… distinguere " diceva " il peccato veniale dal mortale… Mortale… Perché mortale? Forse si muore? Proprio così… Se non muore il corpo, l'anima… " No, no – pensava non può essere un caso, un capriccio ingannevole dei venti. Per lui, don Antonio, certamente, non si scomodavano le potenze degli abissi. Eppure quella faccenda del triregno puzzava straordinariamente di complotto. Non poteva esserci di mezzo il Gran Nemico, lo stesso che nel tempo dei tempi sbucava dalla sabbia e stuzzicava i piedi degli anacoreti?

In quell'arcipelago di nuvole, quasi nel centro, un grande blocco di vapori era rimasto finora inoperoso. Strano, si era anzi detto don Antonio, tutto il resto è in continuo movimento e quello invece no. In mezzo a tanto carnevale se ne era rimasto quieto, apatico, quasi aspettando. Con apprensione il prete adesso lo teneva d'occhio.

Il nuvolone infatti cominciava a muoversi; ricordando il risveglio di un pitone con quella sua sorniona e falsa svogliatezza carica di oscuri mali. Aveva il colore madreperla rosa di certi molluschi, rotonde e turgide le membra. Che cosa preparava? Che forme avrebbe scelto? Benché mancasse ogni elemento di giudizio, don Antonio, con quel fiuto degli uomini di Chiesa, sapeva ormai che cosa ne sarebbe uscito.

Si accorse di arrossire, abbassò gli sguardi al pavimento, dove c'erano pezzi di paglia, un mozzicone di sigaretta (chissà come), un chiodo arrugginito, un po' di terra. " Ma infinita, ragazzi miei " diceva " è la misericordia del Signore e la sua grazia… " Mentre parlava, calcolò pressapoco il tempo necessario perché la nube potesse essere completa. L'avrebbe poi guardata? " No, no, sta attento, don Antonio, non fidarti, non sai quel che potrà essere di te " gli mormorò la noiosa voce che nelle ore vili sorge nel profondo di noi, rimproverando. Però egli udì anche l'altra voce, quella indulgente, accomodante, amica, che dà ragione quando il coraggio ci abbandona. E diceva così: " Di che hai paura reverendo? Di una innocente nuvoletta? Se tu non la guardassi, allora sì sarebbe per te un brutto segno, vorrebbe dire che sei sporco dentro. Una nuvola, pensa, come potrebbe essere colpevole? Guardala, reverendo, come è bella! ".

Ebbe allora un attimo di dubbio. Tanto bastò perché le palpebre avessero un breve tremito, lasciassero un piccolo spiraglio. Vide o non vide? Qualcosa come una immagine perversa, laida e stupenda, gli era già entrata nel cervello. Ansimò, per la tenebrosa tentazione. Per lui dunque eran venuti quei fantasmi e dal cielo lo stavano sfidando con allusioni invereconde?

Era forse la grande prova destinata agli uomini di Dio? Ma perché tra i mille e mille preti disponibili era stato scelto proprio lui? Pensò alla Tebaide favolosa, intravide perfino dinanzi a sé un destino di santità e di gloria. Sentì il bisogno di restare solo. Fece un piccolo segno di croce ad indicare che la lezione era finita. Bisbigliando i ragazzi se n'andarono fin che tutto ritornò al silenzio.

Poteva sì fuggire, adesso, rinchiudersi per esempio in una stanza interna donde non si vedessero le nubi. Ma fuggire non serviva. Sarebbe stata una capitolazione. Cercò invece l'aiuto di Dio. Si mise a pregare a denti stretti, furioso, come in gara all'ultimo chilometro.

Chi avrebbe vinto? L'empia e dolce nube oppure lui con la purezza? Intanto pregava. Come gli parve di essere abbastanza irrobustito, concentrò le sue forze e levò gli occhi.

Ma in cielo, al di sopra del Col Giana, con una strana delusione, egli non vide che nubi indifferenti, dall'espressione idiota, vesciche di vapore, mucillagini di nebbia che si disperdevano in brandelli. Né queste nubi evidentemente potevano pensare, o essere cattive, o fare scherzi ai giovani preti di campagna. Né di sicuro si erano mai interessate di lui per tormentarlo. Nuvole e basta. La stazione meteorologica aveva infatti annunciato per quel giorno: " Cielo in prevalenza sereno, qualche formazione cumuliforme al pomeriggio. Calma di vento. Temperatura stazionaria ". Circa il Diavolo, neanche una parola.